L'esordio del neogovernatore della Banca d'Italia Mario Draghi: crescita, conti pubblici e regole

L'assemblea generale del 31 maggio 2006 della Banca d'Italia, con la lettura delle Considerazioni finali, segna l'esordio, a tutti gli effetti, del neogovernatore Mario Draghi; l'inizio del mandato (per la prima volta a termine) coincide, inoltre, con quello della XV legislatura, dopo la definizione del quadro politico-istituzionale e l'insediamento del nuovo Governo, presieduto da Romano Prodi.

L'agenda della politica economica è necessariamente centrata sull'esigenza di conciliare il ritorno a una crescita duratura con il risanamento dei conti pubblici. Sul versante dell'economia reale, i primi cinque mesi di quest'anno mostrano un netto miglioramento della congiuntura produttiva, con evidenti caratteristiche di ripresa ciclica, come risulta dalle più recenti statistiche relative alla dinamica del Pil e dell'attività industriale. Altri positivi segnali vengono, poi, dall'andamento degli ordini e del clima di fiducia delle imprese, che confermano la svolta dopo una fase di stagnazione-recessione in atto dal 2001 (negli ultimi quattro anni l'aumento medio del Pil è stato dello 0,3% appena).

Se le stime aggiornate fanno ritenere probabile una crescita del Pil vicina all'1,5% per il 2006 - la Commissione europea e alcuni centri di previsione si fermano all'1,3%, l'Ocse è all'1,4% - siamo in presenza, comunque, di una ripresa modesta, significativamente più debole di quella media di Eurolandia, che punta oggi verso il 2,3%, per non parlare del Pil mondiale e degli Usa, previsti al 4,5% e al 3,5% rispettivamente. La discreta performance attesa per quest'anno sarà determinata, in particolare, dall'accelerazione delle esportazioni e dal conseguente recupero degli investimenti. Industria manifatturiera e servizi dovrebbero procedere di pari passo, in linea con il favorevole orientamento della fiducia degli operatori. Ma la positiva fase ciclica presenta già, contestualmente, chiari fattori di rischio, a cominciare dalla persistente debolezza dei consumi delle famiglie, che potrebbe essere accentuata dalle conseguenze sulla domanda dell'alto prezzo del petrolio. Un'analoga situazione si verifica, del resto, in Germania. Ci sono, poi, i problemi strutturali che penalizzano la nostra economia, in cui la perdita di competitività continua a frenare la crescita potenziale.

La necessità di una politica di sviluppo - secondo l'analisi del governatore Draghi sulla situazione italiana - deve affiancare l'esigenza di rigore sui conti pubblici, attraverso il contenimento del deficit di bilancio; e i dati che stanno arrivando dall'economia reale incomiciano a delineare un quadro abbastanza confortante. Questa occasione non va, pertanto, sprecata: la svolta ciclica, dopo l'uscita dal tunnel della bassa congiuntura, è il momento opportuno per affrontare i nodi strutturali della nostra economia, rilanciandone la produttività e la competitività, molto indebolite dalla lunga fase di ristagno. Il rafforzamento e l'innov azione dell'apparato produttivo italiano (l'industria innanzitutto, ma anche i servizi) diventano così una scelta obbligata per trarre beneficio dalle più favorevoli condizioni dell'economia e del commercio internazionale. Se il Pil e la produzione sono tornati in ripresa, i loro tassi di crescita continuano a essere inferiori a quelli potenziali, rispecchiando la difficoltà del sistema a competere, a sua volta effetto dei mancati progressi della produttività dei fattori (lavoro, tecnologie, infrastrutture).

Crisi dei conti pubblici, risanamento e sviluppo


I conti pubblici hanno chiuso il 2005 con un deficit pari al 4,1% del Pil, che potrebbe scendere quest'anno al 3,8% secondo la Relazione trimestrale di cassa , resa nota all'inizio di aprile. L'obiettivo 2006 dovrebbe essere raggiunto con una manovra correttiva del bilancio di 1,4 punti di Pil, ma solo se pienamente realizzata. Per il 2007 è da considerare, inoltre, l'obiettivo del Programma di stabilità , concordato con l'Unione europea, secondo cui il disavanzo verrebbe riportato sotto il 3%, avviando così un percorso di risanamento di tipo strutturale. Ma il deterioramento in atto negli equilibri della finanza pubblica - negli ultimi cinque anni il saldo primario si è progressivamente azzerato - ha indotto il ministero dell'Economia, che vede oggi come nuovo titolare Tommaso Padoa-Schioppa, a una verifica sui conti entro l'inizio di giugno, in vista di un primo confronto con le autorità europee e della prossima presentazione del Dpef 2007-2011. Il deficit 2006, nonostante il buon andamento delle entrate fiscali, punta pericolosamente verso il 4,5-5% del Pil, a causa del sensibile incremento della spesa corrente, sempre più difficile da controllare (enti decentrati e sanità le aree ad alto rischio).

Il principale problema è, tuttavia, rappresentato dal livello e dalla dinamica del debito pubblico, che l'elevato deficit di cassa (fabbisogno) sta spingendo al rialzo per il secondo anno consecutivo, dal 106,4% del 2005 ad almeno il 108% del Pil stimato a fine 2006, equivalente in valore assoluto a 1.580 miliardi di euro. Senza adeguate correzioni, il rapporto debito/Pil potrebbe avvicinarsi al 110% alla fine del prossimo anno, con gli inevitabili negativi effetti sui tassi d'interesse e lo stesso servizio del debito. Gli ultimi dati del Bollettino statistico della Banca d'Italia, che indicano un nuovo aumento del fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, non sono certo incoraggianti. Tornerebbero così a incombere sul bilancio pubblico italiano sia la procedura per deficit eccessivo, avviata la scorsa estate dal Consiglio europeo Ecofin e poi sospesa in vista della manovra per il 2006, sia il declassamento dei titoli del debito da parte delle agenzie di rating e dei mercati finanziari internazionali. Tassi d'interesse in salita ed euro forte non aiutano, poi, esportazioni, competitività e crescita; e l'obiettivo di un disavanzo sotto il 3% nel 2007 implica correzioni di bilancio molto severe (pari a 2-2,5 punti di Pil).

Vigilanza, concorrenza e tutela del sistema creditizio

Per quanto concerne le funzioni e, quindi, i tradizionali campi di attività della banca centrale - politica monetaria, sistema dei pagamenti, vigilanza sulle aziende di credito - rimane oggi sotto la competenza dell'autorità nazionale solo l'esercizio della vigilanza , mentre le altre due funzioni sono passate al Sistema europeo delle banche centrali (Sebc). Esso è rappresentato dal Consiglio direttivo della Bce con sede a Francoforte, presieduto da Jean-Claude Trichet , del quale fanno parte, oltre ai sei membri del comitato esecutivo (l'Italia è oggi rappresentata da Lorenzo Bini Smaghi, dopo Tommaso Padoa-Schioppa) inizialmente nominati a metà del 1998, anche i dodici (tredici dal 2007) governatori delle banche centrali nazionali, tra cui Mario Draghi.

La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali dei paesi che adottano l'euro costituiscono, dunque, l'Eurosistema: esso ha il compito di governare l'offerta di moneta in euro e di sorvegliare gli accordi di cambio tra l'euro e le altre monete dei paesi dell'Unione europea, svolgendo inoltre un monitoraggio dei mercati finanziari. L'attività di vigilanza bancaria è, invece, affidata alle autorità monetarie nazionali. La Banca d'Italia, in altre parole, ha oggi come principale compito quello di vigilare sulle singole banche, insieme alla gestione dei pagamenti e ai servizi di tesoreria delle amministrazioni statali. La concorrenza nel credito per contro, già prerogativa esclusiva dell'istituto di via Nazionale, diventa materia in condominio con l'Autorità antitrust, come stabilito dalla nuova legge sul risparmio, faticosamente varata dopo anni di dibattito.

L'esordio del governatore Draghi ha, innanzitutto, segnato una svolta senza riserve rispetto al suo predecessore, Antonio Fazio, costretto alle dimissioni proprio sull'esercizio di queste competenze e prerogative. La Banca d'Italia sarà solo ed esclusivamente arbitro, secondo le regole fissate per legge, archiviando così in via definitiva i ruoli di regìa e l'interventismo, che avevano caratterizzato la gestione Fazio. Le eventuali (e auspicate dal governatore) aggregazioni tra banche italiane dovranno avvenire, insomma, nel rispetto del mercato e della stabilità; e ciò vale anche per le banche estere, nel caso delle operazioni transfrontaliere conseguenti alla progressiva apertura del mercato europeo, con l'autorità di vigilanza che farà unicamente da regolatore, senza pretese esigenze nazionalistiche di protezione del sistema creditizio nazionale.


Tra Francoforte e via Nazionale

Dall'inizio del 1999, in particolare, le decisioni di politica monetaria , come quelle riguardanti i tassi d'interesse (rifinanziamento o pronti contro termine) e le operazioni sul mercato dei titoli e dei cambi , senza dubbio quelle di maggiore rilevanza, vengono prese in modo collegiale a Francoforte dal Consiglio direttivo della Bce. E anche i forzieri della Banca d'Italia si sono alleggeriti, dal momento che la Banca centrale europea deve avere proprie riserve monetarie per proteggere l' euro sul mercato internazionale dei cambi, che ha visto così un nuovo protagonista, sia pure alquanto sottotono nei suoi primi tre anni e mezzo di vita (1999-metà 2002), a fianco del dollaro ma ben davanti alle altre principali valute convertibili (yen, sterlina e franco svizzero).

Il ruolo della Banca d'Italia nell'età dell'euro è, insomma, di minor prestigio e rilevanza, oltre che visibilità, pur rimanendo importante nella costruzione dell' Europa monetaria : essa, infatti, concorre a determinare, attraverso il governatore che la rappresenta, le decisioni del Consiglio direttivo della Bce e a darne attuazione entro i confini del proprio paese, secondo quanto prevede il Trattato di Maastricht . Sotto la rinnovata guida di Mario Draghi, anche se con ridotte funzioni operative, l'istituto di via Nazionale, a cominciare dal servizio studi, rimane comunque un'autorità e un punto di riferimento per tutti (politici, operatori, studiosi, non solo italiani) nel giudizio e nella valutazione delle principali vicende economiche e finanziarie del nostro paese.