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L'esordio del neogovernatore della Banca d'Italia Mario Draghi: crescita, conti pubblici e regole |
L'assemblea generale del 31 maggio 2006 della Banca d'Italia, con la lettura delle Considerazioni finali, segna l'esordio, a tutti gli effetti, del neogovernatore Mario Draghi; l'inizio del mandato (per la prima volta a termine) coincide, inoltre, con quello della XV legislatura, dopo la definizione del quadro politico-istituzionale e l'insediamento del nuovo Governo, presieduto da Romano Prodi.
L'agenda della politica economica è necessariamente centrata sull'esigenza di conciliare il ritorno a una crescita duratura con il risanamento dei conti pubblici. Sul versante dell'economia reale, i primi cinque mesi di quest'anno mostrano un netto miglioramento della congiuntura produttiva, con evidenti caratteristiche di ripresa ciclica, come risulta dalle più recenti statistiche relative alla dinamica del Pil e dell'attività industriale. Altri positivi segnali vengono, poi, dall'andamento degli ordini e del clima di fiducia delle imprese, che confermano la svolta dopo una fase di stagnazione-recessione in atto dal 2001 (negli ultimi quattro anni l'aumento medio del Pil è stato dello 0,3% appena).Vigilanza,
concorrenza e tutela del sistema creditizio
Per quanto concerne le funzioni e, quindi,
i tradizionali campi di attività della banca centrale - politica monetaria,
sistema dei pagamenti, vigilanza sulle aziende di credito - rimane oggi sotto
la competenza dell'autorità nazionale solo l'esercizio della vigilanza , mentre le altre due funzioni sono
passate al Sistema europeo delle banche centrali (Sebc). Esso è rappresentato
dal Consiglio direttivo della Bce con
sede a Francoforte, presieduto da Jean-Claude
Trichet , del quale fanno parte,
oltre ai sei membri del comitato esecutivo (l'Italia è oggi rappresentata da
Lorenzo Bini Smaghi, dopo Tommaso
Padoa-Schioppa) inizialmente nominati a metà del 1998, anche i dodici (tredici
dal 2007) governatori delle banche centrali nazionali, tra cui Mario Draghi.
La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali dei paesi che adottano
l'euro costituiscono, dunque, l'Eurosistema: esso ha il compito di governare
l'offerta di moneta in euro e di
sorvegliare gli accordi di cambio tra l'euro e le altre
monete dei paesi dell'Unione europea, svolgendo inoltre un monitoraggio dei
mercati finanziari. L'attività di vigilanza bancaria è, invece, affidata
alle autorità monetarie nazionali. La Banca d'Italia, in altre parole, ha oggi
come principale compito quello di vigilare sulle singole banche, insieme alla
gestione dei pagamenti e ai servizi di tesoreria delle amministrazioni statali.
La concorrenza nel credito per contro, già
prerogativa esclusiva dell'istituto di via Nazionale, diventa materia in condominio
con l'Autorità antitrust, come stabilito dalla
nuova legge sul risparmio, faticosamente
varata dopo anni di dibattito.
L'esordio del governatore Draghi ha, innanzitutto, segnato una svolta
senza riserve rispetto al suo predecessore, Antonio Fazio, costretto alle dimissioni
proprio sull'esercizio di queste competenze e prerogative. La Banca d'Italia
sarà solo ed esclusivamente arbitro, secondo le regole fissate per legge, archiviando
così in via definitiva i ruoli di regìa e l'interventismo, che avevano caratterizzato
la gestione Fazio. Le eventuali (e auspicate dal governatore) aggregazioni tra banche italiane dovranno
avvenire, insomma, nel rispetto del mercato e della stabilità; e ciò vale anche
per le banche estere, nel caso delle operazioni transfrontaliere conseguenti
alla progressiva apertura del mercato europeo, con l'autorità di vigilanza che
farà unicamente da regolatore, senza pretese esigenze nazionalistiche
di protezione del sistema creditizio nazionale.
Tra Francoforte e via Nazionale
Dall'inizio del 1999, in particolare, le decisioni
di politica monetaria , come quelle riguardanti i tassi d'interesse (rifinanziamento o pronti contro termine) e le
operazioni sul mercato dei titoli e dei cambi , senza dubbio quelle di maggiore rilevanza, vengono
prese in modo collegiale a Francoforte dal Consiglio direttivo della Bce. E
anche i forzieri della Banca d'Italia si sono alleggeriti, dal momento che la
Banca centrale europea deve avere proprie riserve monetarie per proteggere l' euro
sul mercato internazionale dei cambi,
che ha visto così un nuovo protagonista, sia pure alquanto sottotono nei suoi
primi tre anni e mezzo di vita (1999-metà 2002), a fianco del dollaro ma ben davanti alle altre principali valute convertibili
(yen, sterlina e franco svizzero).
Il ruolo della Banca d'Italia nell'età
dell'euro è, insomma, di minor prestigio e rilevanza, oltre che visibilità,
pur rimanendo importante nella costruzione dell' Europa
monetaria : essa, infatti, concorre
a determinare, attraverso il governatore che la rappresenta, le decisioni del
Consiglio direttivo della Bce e a darne attuazione entro i confini del proprio
paese, secondo quanto prevede il Trattato
di Maastricht . Sotto la rinnovata
guida di Mario Draghi, anche se con ridotte funzioni operative, l'istituto di
via Nazionale, a cominciare dal servizio studi, rimane comunque
un'autorità e un punto di riferimento per tutti (politici, operatori, studiosi,
non solo italiani) nel giudizio e nella valutazione delle principali vicende
economiche e finanziarie del nostro paese.