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Nessuno conosce con precisione i costi della politica e pochi hanno interesse a fare chiarezza dal momento che il sistema è perfettamente bipartisan e riguarda tutti i partiti. Controprova, linchiesta a puntate del Sole 24 ore, lasciata cadere nel silenzio generale. La stessa Corte dei Conti ne ha una visione parziale perché i bilanci che esamina sono quelli dellistituzioni e degli enti statali.
Partiti: vivono di finanziamento pubblico che è pari al 77% e per alcuni (Italia dei valori, Nuovo Psi oltre il 99% delle entrate totali). Con la legge 156 del 26-07-2002 il rimborso per ogni voto è stato portato a un euro. Per le elezioni politiche del 2001 la spesa complessiva per i rimborsi è stata di 165 milioni di euro. È del tutto evidente che il referendum del 1993 sul finanziamento pubblico è stato aggirato dal momento che i contributi personali e i versamenti del tesseramento costituiscono una quota minoritaria per alcuni partiti, inesistente per altri, delle entrate. Nonostante il finanziamento pubblico cospicuo, alcuni partiti, in testa Forza Italia e Ds, sono indebitati. Per Forza Italia, in banca, garantisce personalmente Berlusconi; i Ds hanno ridotto il debito pregresso in maniera consistente. Per tutti i partiti la quota maggiore di uscite riguarda le spese elettorali e per i servizi.
Il personale è diminuito e la classifica vede in testa i Ds con 215 persone e Forza Italia con 105, retribuito direttamente dalle direzioni nazionali. Le considerazioni che si possono fare sono le seguenti:
a)la legge del 97 che dava la possibilità di scelta ai cittadini versando il quattro per mille, equivalente allotto per mille che va alle Chiese e allo Stato, è fallita. La proposta era stata difesa con passione alla Camera dei deputati da Massimo DAlema che laveva considerata uno strumento di sfida democratica. Lallora segretario dei Ds aveva detto: «I partiti devono meritarsi il finanziamento dei cittadini. Quindi, questa legge è una sfida sul terreno democratico». Le cose sono andate male;
b) la scarsa percentuale di versamenti liberali dovrebbe far riflettere seriamente i partiti sulla percezione delle loro attività e comportamenti da parte dei cittadini;
c) sarebbe utile riprendere una delle proposte di legge depositate in Parlamento sulla responsabilità giuridica dei partiti in modo di esercitare i controlli, come era stato sostenuto con vigore da Mortati allAssemblea Costituente, sulla loro vita interna da parte di una autorità come la Corte Costituzionale, di garanzia;
d) la certificazione dei bilanci dei partiti in base alle norme del codice civile e il controllo delle spese elettorali dei candidati al Parlamento potrebbero costituire un incentivo per aumentare la fiducia dei cittadini e degli elettori.
Camera e Senato: costano circa 2 miliardi di euro allanno. Montecitorio costa il doppio del Bundestag tedesco e dellassemblea nazionale francese; il quadruplo dei Comuni inglesi è più di dieci volte del Parlamento spagnolo eppure i deputati tedeschi e francesi guadagnano più dei nostri essendo la spesa complessiva di 160 milioni di euro in Italia; 176 in Germania e 266 in Francia. Le voci che in Italia incidono di più sono quelle per il personale (più del doppio rispetto a Germania e Francia), per i vitalizi o pensioni e per le sedi. Lo stipendio dei 350 deputati spagnoli è appena di 40mila euro allanno. Riassumendo: il bilancio di Montecitorio è uguale al prodotto interno lordo della Mongolia e al doppio del prodotto interno lordo di San Marino.
I nostri senatori non badano a spese. In dieci anni il bilancio di Palazzo Madama è raddoppiato passando da 297,6 milioni di euro del 1995 ai 550,7 milioni di questanno, che lordi diventano 900 milioni di euro. Palazzo Madama con i suoi 330 senatori, costa il doppio del Senato francese, il quadruplo della Camera dei Lord, dieci volte di più di quello spagnolo e ventisette volte di più del Bundrsrat tedesco. Le voci che incidono di più sono quelle per il personale, per i vitalizi e per gli investimenti per le sedi. La riforma fondamentale, sempre annunciata e mai esaminata, rimane la riduzione drastica del numero dei parlamentari. In ogni caso, poiché i cittadini fanno coincidere le spese delle due Camere con gli stipendi che i parlamentari «si aumentano da soli», sarebbe utile chiarire:
1) che le aule parlamentari non decidono un bel nulla e che gli adeguamenti sono automatici perché legati a quelli dei magistrati di Cassazione;
2) che i regolamenti parlamentari hanno rilevanza costituzionale, le decisioni vengono assunte dagli uffici di presidenza e deputati e senatori discutono, quasi sempre frettolosamente, il bilancio complessivo.
Governo e ministeri: costano 1.2 miliardi di euro e il costo è riferito al personale, le consulenze, la gestione degli uffici dei ministri e dei sottosegretari. I rilievi della Corte dei Conti sulla sovrapposizione delle competenze tra ministeri e tra questi e le Regioni, sul numero di consulenti inutili, sui contratti milionari e sulla carenza di controlli, sono costanti ma restano lettera morta. I ministeri che costano di più sono: Ambiente, Trasporti e Difesa. Secondo la Corte dei Conti il 56,5% delle risorse attribuite al ministero dellAmbiente per la difesa del suolo e per la tutela ambientale è assegnato agli uffici del ministro. Lo stesso vale per i fondi destinati alle grandi opere assegnati al ministro dei Trasporti e per quelli della Difesa. Il federalismo di stampo leghista-berlusconiano è diventato centralismo e clientelismo feroce, con assoluta descrizione nella gestione del pubblico denaro. La presidenza del Consiglio è un disastro. Il premier-manager, tanto bravo per le sue aziende, ha moltiplicato i dipartimenti e con essi il personale: Protezione civile, finita nel mirino della Commissione europea; Innovazione tecnologica e tecnologie; Ufficio nazionale per il servizio civile; i dipartimenti Antidroga ed Editoria. New entry: alto commissario anticorruzione per il quale la Corte dei Conti chiede «notizie sulla attività svolta» e dipartimento per il programma di governo.
Regioni ed Enti locali. Le Regioni hanno richiamato la maggiore attenzione per la dilatazione della spesa che a causa di un neocentralismo che contraddice la ragione stessa della istituzione delle regioni. Aumento del numero dei consiglieri e delle commissioni, degli assessori interni ed esterni, con lintroduzione dei sottosegretari, delle consulenze, degli stipendi, svuotamento dei compiti dei Consigli e aumento della conflittualità Stato-Regioni, sono stati evidenziati da Sabino Cassese (Corriere 19 luglio 2005). Il costo dei 48mila dipendenti è di 1,28 miliardi di euro con un record nelle regioni del Mezzogiorno. Consiglieri e Assessori sono diventati 1247, ripartiti equamente su tutti il territorio nazionale, ma con differenze rilevanti tra regione e regione e con un costo procapite medio mensile di 9.139 euro.
Per quanto riguarda i dipendenti regionali guida la classifica la regione Sicilia seguita dalla Campania e dalla Calabria, che è riuscita ad assegnare la presidenza a tutti i consiglieri di maggioranza. La Sicilia di Cuffaro, scrive Francesco Forgione, capogruppo di Rifondazione allassemblea regionale, nel bel libro «Amici come prima» Editori Riuniti, ha 20mila dipendenti ai quali va aggiunto il personale degli enti economici e regionali, delle aziende per il turismo, delle ipab, dei consorzi di bonifica. «A questi vanno aggiunti altri circa 20mila lavoratori a tempo parziale al servizio del demanio forestale e le altre migliaia di precari». Per cui, «unintera città, Palermo, con i suoi 700mila abitanti, vive prevalentemente di questa economia e sono tante le famiglie in cui arriva lo stipendio di un regionale». «Per decenni la Sicilia ha rappresentato davvero e continua a rappresentare», prosegue Forgione, «un residuo di socialismo reale senza ideologia, se non quella dello scambio e del favore clientelare, con una gestione centralista e statalista del rapporto tra lamministrazione pubblica, la società e leconomia che, nel corso degli anni, ha snaturato anche le ragioni stesse di una conquista democratica come lo statuto autonomista». La Sicilia guida anche la classifica degli stipendi ai parlamentari con 12.234 euro mensili, equivalenti al 100% dello stipendio di un parlamentare nazionale. Segue per numero di dipedenti (9.896) e cioè più di quanti ne contino Toscana, Umbria, Marche e Lazio, la Campania, che però ha il primato del costo del lavoro e cioè 392.351.000 euro del 2003, pari al 19% della spesa nazionale. Un altro primato della regione Campania è quello dei 506 dirigenti che guadagnano mediamente 85.832 allanno. Bassolino è stato criticato anche per la moltiplicazione delle commissioni e delle consulenze e ha replicato molto risentito, ma non ha smentito i dati. Daltronde la spesa totale della Regione Campania, rispetto a quelle delle altre regioni a statuto ordinario, è proporzionalmente al numero di abitanti, la più elevata (13 miliardi - rendiconto 2003) con unaumento del 13,44% sul 2002.
Più difficile quantificare i costi della politica degli enti locali. Un dato complessivo (Sole 24 ore, 14 agosto 2005) è il seguente: 300mila persone circa, tra gli eletti nelle assemblee elettive e dipendenti delle strutture centrali e periferiche dei partiti, sono impegnati in politica. È un numero consistente di persone che è inversamente proporzionale al funzionamento delle istituzioni e dei servizi e alla qualità della nostra democrazia.
987 milioni di euro: è il totale dei rimborsi elettorali che, in base alla legge del 2002, i partiti italiani si dividono per le elezioni politiche, le regionali e le europee dell'intera legislatura.
130 milioni di euro: è l'erogazione dello Stato a favore dell'editoria politica per un quinquennio.
75 milioni di euro: è il valore del tesseramento di tutti i partiti cumulato in cinque anni di legislatura.
150 milioni di euro: è il totale del finanziamento che i privati, le aziende, le associazioni devolvono ai partiti italiani in media ogni cinque anni.
Campagne elettorali, sedi, dipendenti... la politica costa, e va organizzata come un'impresa, impiegando soldi per far circolare le "idee", e ottenere consensi alle elezioni, che frutteranno altro denaro, versato in larga parte dallo Stato del popolo "sovrano" con rimborsi spese. Così maggioranza e opposizione stanno coprendo i propri buchi di bilancio. Ma investono anche in immobili, gestioni, titoli, organizzando consenso e dissenso. Gestendo il potere, "muovono" le "idee".
I partiti in Italia sono il Logos tra il popolo "sovrano" e le istituzioni, ma anche una camera di compensazione tra diversi interessi. È un lavoro complicato, impegnativo e costoso, che ha bisogno di persone capaci, strutture adeguate, e denaro, molto denaro. Perché i partiti, come un'azienda, devono impegnarsi per ottenere quote sul mercato dei votanti, valutando se i propri investimenti hanno reso in termini di consensi. E, quasi come un'azienda, sono retribuiti (dallo Stato del popolo "sovrano" in base ai risultati che ottengono).
Quanto?
In pratica un euro a elettore per ogni anno di legislatura come rimborso pubblico delle spese elettorali, più: un euro all'anno per la Camera, un'altro per il Senato, uno per le elezioni regionali, e uno per quelle europee. Un euro anche per chi alle urne non c'è andato! In tutto 987 milioni di euro in cinque anni, ai quali vanno aggiunti 130 milioni di finanziamenti ai giornali di partito, cioè 1.117 milioni di euro, che ogni lustro escono dalle casse dello Stato del popolo "sovrano", che si sommano agli scarsi risultati del tesseramento (75 milioni) e ai risicati contributi privati (circa 150 milioni di euro) per un totale di 1,342 miliardi in cinque anni. Sono 286,4 all'anno solo per le strutture centrali (escluse le sezioni e le federazioni locali), che - sottratte le spese - nel 2002 hanno dato un risultato positivo di 72 milioni di euro.
Ma se il sistema dei partiti è in attivo significa che (sorpresa!) la politica rende! Sarà vero? Dopo le confessioni di Calisto Tanzi sui soldi ai parlamentari e alla vigilia delle elezioni di giugno, Economy (Speciale di "Panorama" del 25 marzo 2004) ha fatto i conti in tasca alle forze politiche italiane. Nessuna esclusa:
L'autotassazione di Forza Italia:
Voti alle politiche: 10.923.431
Dipendenti: 57
Rimborsi 2002: 80,1 milioni
Entrate totali: 91,91 milioni
Spese: 35,69 milioni
Il triangolo bancario dei DS:
Voti alle politiche: 6.151.154
Dipendenti: 182
Rimborsi 2002: 8,62 milioni
Entrate totali: 24,08 milioni
Spese: 35,69 milioni
La Margherita milionaria:
Voti alle politiche: 10.923.431
Dipendenti: 57
Rimborsi 2002: 80,1 milioni
Entrate totali: 91,91 milioni
Spese: 35,69 milioni
L'autotassazione di Forza Italia:
Voti alle politiche: 5.391.827 (con
l'Udeur)
Dipendenti: 80
Rimborsi 2002: 15,36 milioni
Entrate totali: 16,93 milioni
Spese: 9,9 milioni
L'Udeur leggero di Clemente :
Voti alle politiche: 5.391.827 (con
la Margherita)
Dipendenti: 2
Rimborsi 2002: 1,71 milioni
Entrate totali: 2,09 milioni
Spese: 1,79 milioni
I valori immobiliari di An:
Voti alle politiche: 4.463.205
Dipendenti: 34
Rimborsi 2002: 12,2 milioni
Entrate totali: 14,96 milioni
Spese: 10,53 milioni
Il profitto di Rifondazione:
Voti alle politiche: 1.868.659
Dipendenti: 65
Rimborsi 2002: 4,4 milioni
Entrate totali: 7,02 milioni
Spese: 5,72 milioni
Holding leghista per la gestione:
Voti alle politiche: 1.464.301
Dipendenti: 43
Rimborsi 2002: 1,81 milioni
Entrate totali: 9,65 milioni
Spese: 8,1 milioni
L'efficienza dei Comunisti:
Voti alle politiche: 620.859
Dipendenti: 16
Rimborsi 2002: 1,76 milioni
Entrate totali: 2,63 milioni
Spese: 2,05 milioni
Socialisti in profondo rosso:
Voti alle politiche: 805.340
Dipendenti: nessuno
Rimborsi 2002: 1,19 milioni
Entrate totali: 1,44 milioni
Spese: 1,5 milioni
Compensazioni per l'Udc:
Voti alle politiche: 2.082.289
Dipendenti: 19
Rimborsi 2002: 6,36 milioni
Entrate totali: 7,57 milioni
Spese: 3,77 milioni
Le fideiussioni dei Verdi:
Voti alle politiche: 805.340
Dipendenti: 6
Rimborsi 2002: 1,11 milioni
Entrate totali: 1,99 milioni
Spese: 1,48 milioni
Erogazioni liberali
ai partiti politici
Le persone fisiche che vogliono contribuire al finanziamento di partiti e movimenti
politici possono detrarre dallIrpef, nella misura del 19%, le erogazioni
liberali in denaro versate a detti soggetti per importi compresi tra 51,65 euro
e 103.291,38 euro, a condizione che:
- lerogazione sia effettuata mediante versamento postale o bancario;
- beneficiari della donazione siano partiti o movimenti politici che nel periodo
d'imposta in cui è effettuata lerogazione abbiano almeno un parlamentare
eletto alla Camera dei Deputati o al Senato della Repubblica.
S. 3613-B - Disposizioni
per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria
2006) - (Testo approvato definitivamente dal Senato il 22 dicembre 2005)
Art. 1.
.............
52. Le indennità
mensili spettanti ai membri del Parlamento nazionale sono rideterminate in riduzione
nel senso che il loro ammontare massimo, ai sensi dell'articolo 1, secondo comma,
della legge 31 ottobre 1965, n. 1261, è diminuito del 10 per cento. Tale
rideterminazione si applica anche alle indennità mensili spettanti ai
membri del Parlamento europeo eletti in Italia ai sensi dell'articolo 1 della
legge 13 agosto 1979, n. 384.
53. È altresì ridotto del 10 per cento il
trattamento economico spettante ai sottosegretari di Stato ai sensi dell'articolo
2 della legge 8 aprile 1952, n. 212.
54. Per esigenze di coordinamento della finanza pubblica, sono rideterminati
in riduzione nella misura del 10 per cento rispetto all'ammontare risultante
alla data del 30 settembre 2005 i seguenti emolumenti:
a) le indennità di funzione spettanti ai sindaci, ai presidenti delle
province e delle regioni, ai presidenti delle comunità montane, ai presidenti
dei consigli circoscrizionali, comunali, provinciali e regionali, ai componenti
degli organi esecutivi e degli uffici di presidenza dei consigli dei citati
enti;
b) le indennità e i gettoni di presenza spettanti ai consiglieri circoscrizionali,
comunali, provinciali, regionali e delle comunità montane;
c) le utilità comunque denominate spettanti per la partecipazione ad
organi collegiali dei soggetti di cui alle lettere a) e b) in ragione della
carica rivestita.
55. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e per un
periodo di tre anni, gli emolumenti di cui al comma 53 non possono superare
gli importi risultanti alla data del 30 settembre 2005, come ridotti ai sensi
del medesimo comma 53.
56. Le somme riguardanti indennità, compensi, retribuzioni o altre utilità
comunque denominate, corrisposti per incarichi di consulenza da parte delle
pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, sono automaticamente ridotte
del 10 per cento rispetto agIi importi risultanti alla data del 30 settembre
2005.
57. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e per un
periodo di tre anni, ciascuna pubblica amministrazione di cui al comma 56 non
può stipulare contratti di consulenza che nel loro complesso siano di
importo superiore rispetto all'ammontare totale dei contratti in essere al 30
settembre 2005, come automaticamente ridotti ai sensi del medesimo comma 56.
58. Le somme riguardanti indennità, compensi, gettoni, retribuzioni o
altre utilità comunque denominate, corrisposti ai componenti di organi
di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali
comunque denominati, presenti nelle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo
1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni,
e negli enti da queste ultime controllate, sono automaticamente ridotte del
10 per cento rispetto agli importi risultanti alla data del 30 settembre 2005.
59. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e per un
periodo di tre anni, gli emolumenti di cui al comma 58 non possono superare
gli importi risultanti alla data del 30 settembre 2005, come ridotti ai sensi
del medesimo comma 58.
60. Le disposizioni di riduzione della spesa di cui ai commi 58 e 59 si applicano
anche al Servizio consultivo ed ispettivo tributario, nonché agli altri
organismi, servizi, organi e nuclei, comunque denominati, il cui trattamento
economico sia rapportato a quello previsto per i componenti delle citate strutture.
A decorrere dal 1º gennaio 2006 l'indennità di carica spettante
alla data del 30 settembre 2005 al rettore ed al prorettore della Scuola superiore
dell'economia e delle finanze è ridotta del 10 per cento e non può
essere modificata sino al 31 dicembre 2008. I risparmi derivanti dal presente
comma sono destinati al miglioramento dei saldi di finanza pubblica.
61. Le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, trasmettono al
Ministro dell'economia e delle finanze, entro il 30 novembre 2006, una relazione
sull'attuazione delle disposizioni di cui ai commi da 52 a 60 e sui conseguenti
effetti finanziari.
62. I compensi dei componenti gli organi di autogoverno della magistratura ordinaria,
amministrativa, contabile, tributaria, militare, dei componenti del Consiglio
di giustizia amministrativa della Regione siciliana e dei componenti del Consiglio
nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL) sono ridotti del 10 per cento rispetto
all'importo complessivo erogato nel corso del 2005. La riduzione non si applica
al trattamento retributivo di servizio. Conseguentemente, lo stanziamento a
favore del Consiglio superiore della magistratura, del Consiglio di Stato e
dei tribunali amministrativi regionali, del Consiglio di giustizia amministrativa
della Regione siciliana, dell'Avvocatura di Stato, del CNEL e del Consiglio
di presidenza della giustizia tributaria è proporzionalmente ridotto
nel limite del 10 per cento dell'importo complessivamente assegnato nell'esercizio
2005.
63. A decorrere dal 1º gennaio 2006 e per un periodo di tre anni, le somme
derivanti dall'applicazione delle disposizioni di cui ai commi da 52 a 60, nonché
le eventuali economie di spesa che il Senato della Repubblica e la Camera dei
deputati nella propria autonomia avranno provveduto a comunicare, affluiscono
al Fondo nazionale per le politiche sociali di cui all'articolo 59, comma 44,
della legge 27 dicembre 1997, n. 449.
64. Le disposizioni di cui ai commi 56, 57, 58, 59, 60 e 63 non si applicano
alle regioni, alle province autonome, agli enti locali e agli enti del Servizio
sanitario nazionale.
Trattamento economico dei Senatori. Dati aggiornati a gennaio 2005
La prima voce delle competenze spettanti al parlamentare è l'indennità, quella che nel linguaggio comune è definita "stipendio". Seguono la diaria e i rimborsi: per le spese inerenti i supporti per lo svolgimento del mandato parlamentare, per le spese accessorie di viaggio e per i viaggi all'estero, per le spese telefoniche.
Completano la scheda le voci sull'assegno di solidarietà (di fine mandato), sulle prestazioni previdenziali e sanitarie e sui trasporti.
Indennità
parlamentare
L'indennità, prevista dalla Costituzione all'art. 69, è determinata,
in base alla legge n. 1261 del 31 ottobre 1965, in misura non superiore al trattamento
complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di
Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate. Con delibera del 1993 il Consiglio
di presidenza del Senato ha stabilito che tale misura fosse ridotta al 96% del
predetto trattamento dei magistrati.
L'indennità è corrisposta per 12 mensilità. L'importo mensile è pari a 5.941,91 euro, al netto delle ritenute previdenziali (€ 833,10) e assistenziali (€ 559,54) della quota contributiva per l'assegno vitalizio (€ 1.069,35) e della ritenuta fiscale (€ 4.030,42).
Diaria
Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla
base della stessa legge n. 1261 del 1965.
La diaria ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 258,23 euro per ogni giorno di assenza del Senatore dalle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni qualificate e verifiche del numero legale.
È considerato presente il Senatore che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata.
Rimborso per spese
inerenti i supporti per lo svolgimento del mandato parlamentare
A titolo di rimborso forfettario per le spese sostenute per retribuire i propri
collaboratori e per quelle necessarie a svolgere, anche nel collegio elettorale,
il mandato parlamentare, al Senatore è attribuita una somma mensile di
4.678,36 euro, in parte (35% pari a 1.637,43 euro) erogata direttamente al Senatore
medesimo ed in parte (65% pari a 3.040,93 euro) erogata al Gruppo parlamentare
di appartenenza. Ai Senatori non è riconosciuto alcun rimborso per le
spese postali.
Spese di trasporto
e spese di viaggio
I Senatori usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale,
ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.
Per i trasferimenti dal luogo di residenza a Roma, è previsto un rimborso spese annuo pari a 13.293,60 euro, per il Senatore che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto o la stazione ferroviaria più vicina al luogo di residenza, ed a 15.979,18 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km. Per i Senatori residenti a Roma ed eletti in collegi del Comune di Roma, il rimborso è corrisposto nella misura di 6.646,80 euro.
Ad ogni Senatore è corrisposta, a titolo di rimborso, una somma forfettaria annua di 3.100 euro, a fronte delle spese sostenute per viaggi internazionali di aggiornamento.
Spese telefoniche
I Senatori dispongono di una somma annua di 4.150 euro per le spese telefoniche.
Assistenza sanitaria
integrativa
E' previsto il rimborso delle spese sanitarie ai Senatori (anche cessati dal
mandato ovvero ai titolari di trattamento di reversibilità, nonché
ai rispettivi familiari) iscritti al servizio di Assistenza Sanitaria Integrativa
nei limiti dell'apposito Regolamento, approvato dal Consiglio di Presidenza.
Gli iscritti versano un contributo commisurato alle competenze mensili lorde
(4,5% per i Senatori in carica; 4,7% gli altri) e quote aggiuntive per i familiari.
Assegno di solidarietà
(a fine mandato)
Il Senatore versa mensilmente, ad un apposito Fondo, una quota pari al 6,7 per
cento della propria indennità lorda, pari ora a 833,10 euro. Al termine
del mandato parlamentare, il Senatore riceve l'assegno di solidarietà
(anche denominato "di fine mandato"), che è pari all'80 per
cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato
effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).
Assegno vitalizio
Anche in questo caso, il Senatore versa mensilmente una quota - l'8,6 per cento,
pari ora a 1.069,35 euro, più il 2,15 per cento, come quota aggiuntiva
per la reversibilità, pari a 267,34 euro - della propria indennità
lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi, come previsto
da un apposito Regolamento approvato dal Consiglio di Presidenza.
In base alle norme contenute in tale Regolamento, il Senatore riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età è ridotto al 60° anno ove siano state svolte più legislature.
Lo stesso Regolamento prevede la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il Senatore sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o ad un Consiglio regionale.
L'importo dell'assegno vitalizio varia da un minimo del 25 per cento ad un massimo dell'80 per cento dell'indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.
Lo stipendio delleurodeputato: italiani primi
Chi siede in Europa guadagna lo stesso stipendio che guadagna in patria un deputato
nazionale. Ciò significa che la retribuzione degli europarlamentari varia
a seconda del paese di provenienza.
Gli Italiani sono quelli che guadagnano di più con uno stipendio mensile
pari a 9.975 euro. Seguono gli Austriaci con 8535 euro, i Britannici con 6722
euro e i Tedeschi con 6582 euro. Ultimi in classifica i Polacchi con 2.075 euro,
i Cechi con 1.300 euro, gli Slovacchi con 888 euro e gli Ungheresi con 761 euro.
Allimporto dello stipendio vanno poi aggiunti 175.092 allanno (14.600
al mese) che vanno così divisi:
- 14.400 euro allanno come diaria per la partecipazione alle sedute del
Parlamento
- 40.620 euro allanno per le attività collegate
- 117.072 euro allanno per gli assistenti
- 3.000 euro per spese varie
Senza considerare che le somme escludono i rimborsi per le spese di viaggio
da e verso Bruxelles e Strasburgo (in pratica il rimborso di un biglietto aereo
in business class comunque si viaggi) e che gli italiani possono avere il doppio
mandato, cioè sono spesso anche deputati al parlamento nazionale (unico
caso in Europa).
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Gli stipendi
degli eurodeputati. Il sistema in vigore fino al 2006
All'importo degli stipendi bisogna aggiungere 175.092 euro all'anno (14.600 al mese) così ripartiti: - 14.400 euro
all'anno come diaria per la partecipazione alle sedute del Parlamento;
- 40.620 euro all'anno per le attività collaterali; - 117.072 euro all'anno per gli assistenti; - 3.000 euro all'anno per spese varie. I 175.092 euro
non comprendono i rimborsi per le spese di viaggio da e verso Bruxelles
e Strasburgo (rimborso di un biglietto aereo in business class, comunque
si viaggi).
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