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Giovani
con la paga che non paga
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Si dice che il mercato del lavoro per crescere abbia bisogno di flessibilità. E i giovani sono pronti ad accettare le nuove regole. Per loro la flessibilità non è più un tabù. Secondo unindagine dellIres pubblicata in questi giorni, il 56,1 % dei giovani è pronta ad accettare la flessibilità purché con diritti e tutele minime e che non coinvolga un arco troppo lungo della propria carriera (vedi tabella 1).
Ma quando si parla di stipendi le cose, a queste condizioni, non vanno per il meglio. Sì perché, seppure proprio oggi i dati Istat (vedi notizia) dicano che gli stipendi medi a dicembre 2005 sono cresciuti del 2,3% (dati più elevati dal 1997), quando si è giovani il portafoglio non ride quasi mai. Tra i 25 e i 32 anni, dati indagine Ires, la gran parte di chi ha un lavoro (il 42,6%) guadagna al mese tra gli 800 e i mille euro. Un altro quarto (il 22,3%) si deve accontentare di meno di 800 euro. Solo uno su dieci riesce ad arrivare a una cifra che oscilla tra i 1.200 euro e i 1.500 euro al mese (vedi tabella 2). Con il paradosso che i livelli di reddito più elevati si ritrovano proprio tra quelli che hanno un titolo di studio inferiore.
Nel nuovo libro La fine del ceto medio Massimo Gaggi e Edoardo Naduzzi affermano che si sta andando verso una società massificata di reddito medio basso con poca possibilità di accedere a beni e servizi tipici dei ceti benestanti. Così in molti Paesi la diffusione dellofferta di prodotti e servizi low cost comincia a pesare più di una riforma del fisco o del welfare perché aumenta sensibilmente il potere dacquisto dei salari.
In questa società così radicalmente trasformata qual è allora il ruolo del titolo di laurea per i giovani? Gli ultimi dati del 6° Rapporto sulle Retribuzioni in Italia, resi noti da OD&M Consulting, ci dicono che nel 2005 gli stipendi dei laureati rispetto al 2004 sono andati peggio di quanto sia andata la media retributiva degli impiegati. (vai all'intervista a Andrea Panzeri di OD&M Consulting).
Un dato che preoccupa, visto che non siamo di fronte solo a un arretramento dello stipendio dentrata in azienda ma anche ad un rallentamento della progressione retributiva dei laureati. La differenza tra la paga del laureato con 5 anni di esperienza e la paga del laureato con 1-2 anni di esperienza è andata diminuendo in maniera significativa dal 2001 a oggi. Nel 2001 il margine tra i laureati esperti e quelli appena entrati in azienda era di 4.127 euro (il 18,19 %) mentre nel 2005 il delta è sceso a 2.009 euro, ovvero solo l8,7% (vedi tabella 3).
LUnione europea individua nella flexecurity, ovvero flessibilità più sicurezza, la nuova panacea per far crescere i posti di lavoro in modo sostenibile. La flessibilità del lavoro insieme alla sicurezza di un impiego con strumenti di protezione sociale. Ne ha parlato di recente anche Vladimir Spidla il commissario delloccupazione dellUnione europea allincontro che si è tenuto in Austria il 19 e il 20 gennaio. Secondo tale politica si deve proteggere più la persona che il posto di lavoro e si devono introdurre nuove forme di sicurezza in uno scenario di aumentata flessibilità. Questo impianto, dicono gli esperti dell'Unione, non può prescindere da una necessaria coesione del sistema sociale. A oggi verrebbe da dire che la flessibilità cè. La sicurezza non ancora.
ETA E BUSTA PAGA: Lo stipendio da 17 a 40 anni
Distribuzione percentuale per età e fasce di reddito
| Fascia di reddito |
Età
(anni)
|
||
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17-24
|
25-32
|
33-40
|
|
| Fino a 800 euro |
55,8
|
22,3
|
15,8
|
| Da 801 a 1.000 euro |
33,3
|
42,6
|
27,5
|
| Da 1.001 a 1.200 euro |
6,7
|
24,3
|
32,9
|
| Da 1.201 a 1.500 euro |
4,2
|
9,4
|
21,7
|
| Da 1.501 a 2.000 euro |
-
|
1,3
|
2,1
|
STIPENDI 2005: Diplomati e laureati
| Reddito annuo |
Anzianità
professionale
|
|
|
1-2
anni
|
3-5
anni
|
|
| Diplomati |
18.856
|
21.928
|
| Laureati |
23.054
|
25.063
|
Fonte: OD&M Consulting
LAUREATI UNDER 30: La busta paga: il trend 2001-2005
Trend 2001-2005 confronto
con media impiegati
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Retribuzioni
|
Anno
|
||||
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2001
|
2002
|
2003
|
2004
|
2005
|
|
| Impiegati |
24.226
|
24.178
|
23.329
|
23.780
|
25.037
|
| Laureati 1-2 anni |
22.676
|
22.106
|
21.713
|
22.301
|
23.054
|
| Laureati 3-5 anni |
26.803
|
26.928
|
25.684
|
25.137
|
25.063
|
Fonte: OD&M Consulting
GIOVANI E LAVORO: Cosa pensano della flessiblità
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Comportamento
dipendenti
|
Risposte
giovani
|
|
Opportunità
se con diritti e tutele
|
34,9%
|
|
Accettabile
solo per una fase limitata della vita
|
21,2%
|
|
Causa di insicurezza
|
34,6%
|
|
Opportunità
|
9,4%
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LESPERTO: Cambiate le condizioni del percorso professionale in azienda
Giovani e stipendi, come cambia
il percorso professionale in azienda.
Intervista ad Andrea Panzeri di
OD&M Consulting
Nel 2005 gli stipendi
dei laureati sono andati meno bene di quanto sia andata la media retributiva
degli impiegati. Quali le principali ragioni secondo voi?
Il valore della laurea (ed è un trend lungo e costante) inteso come capacità
del titolo di studio di garantire condizioni economiche migliori è in
calo profondo. A determinare un minor valore economico del titolo di studio
sono il surplus dell'offerta di laureati, la distanza di molti di questi in
termini di competenze dalle esigenze delle aziende, le mutate condizioni contrattuali
di ingresso.
Sembra che negli
ultimi cinque anni si sia interrotta la crescita retributiva dei laureati. Sembra
non esserci solo una diminuzione dello "stipendio all'ingresso" ma
anche una "rallentamento" della crescita retributiva durante il percorso
della carriera. E' così? E quali sono le ragioni che obbligano le aziende
a tali scelte?
Vero. Non solo mutano le condizioni di ingresso ma mutano anche le condizioni
dell'intera prima parte del percorso professionale in azienda. Qui il fenomeno
è forse ancora più interessante e comunque collegato a quanto
detto sopra. Aumenta il numero di laureati, molti dei quali però non
riescono ad accedere subito a posizioni professionali di rilievo. L'azienda
non remunera il titolo di studio ma l'insieme di responsabilità e attività
connesse ad un ruolo professionale. La distribuzione di molti laureati su posizioni
a basso contenuto professionale è la causa del calo complessivo delle
retribuzioni medie dei laureati.
Ci sono dei settori
o delle aree di specializzazione che sono meno penalizzate?
Certamente esistono alcuni settori, come le banche, in cui si trovano già
nel breve medio periodo condizioni migliori. Il fenomeno tuttavia è connesso
a migliori condizioni generalmente diffuse in questi settori che non a un diverso
modo di inserire e premiare i laureati. Quanto ai titoli di studio, indubbiamente
quelli ad orientamento scientifico, proprio per la loro specificità ed
un diverso rapporto tra domanda e offerta permettono un più facile e
migliore accesso al mondo del lavoro.
La laurea "paga"
ancora? Esiste ancora un significativo "premio" rispetto a chi è
diplomato?
La laurea continua a pagare ed è ancora più importante di prima.
Ha mutato però la sua natura: da condizione sufficiente a condizione
necessaria, non tanto per accedere subito a retribuzioni migliori (in questo
senso il premio è indubbiamente calato) quanto per garantirsi la possibilità
di poter accedere nel tempo a opportunità professionali migliori. Insomma
non basta a guadagnare di più ma è indispensabile se si vuole
provare a farlo.
Quali sono secondo
voi le prospettive retributive in futuro per i laureati?
La laurea sarà sempre meno fattore o garanzia di maggiori guadagni e
sempre più condizione indispensabile per competere e crescere nel mercato
del lavoro, nel quale diventa fondamentale nei primi anni trovare occasioni
di sviluppo e apprendimento. Solo quest'ultime, più del titolo di studio,
potranno garantire retribuzioni più alte nel medio periodo.
LINDAGINE: Anche tra i laureati penalizzate le donne
Lindagine: il reddito dei
giovani laureati.
Intervista a Maria Paola Potestio,
preside della Facoltà di Economia ''Federico Caffè'' della università
RomaTre
Professoressa lei
ha analizzato le retribuzioni dei laureati dell'indagine di Almalaurea. come
stanno i giovani laureati?
Sono un segmento certamente non debole della forza lavoro giovanile, lo vediamo
dai tassi di occupazione a un anno dalla laurea, ancora molto superiori alla
media complessiva dei giovani. Inoltre se teniamo presente che il progresso
economico porta verso una terziarizzazione, seppure il peso delloccupazione
italiana nei servizi è leggermente inferiore a quello in media in Europa,
il segmento dei laureati è invece in linea. Direi quindi che rimane una
componente avanzata.
E quanto alle retribuzioni?
Cè un quadro molto composito, a un anno dalla laurea, le retribuzioni
più alte per gli uomini sono nel gruppo medico e le più basse
nel gruppo agrario e architettura. Quanto alle donne le retribuzioni più
basse si trovano nel gruppo agrario e architettura e le più alte nel
gruppo chimico farmaceutico.
Ci sono disparità
tra donne e uomini? Come cambiano con il tempo?
Anche tra i laureati la retribuzione degli uomini è più elevata
di quelle delle donne: a un anno dalla laurea la differenza è intorno
al 15% mentre a 5 anni dalla laurea questa differenza sale al 20%. Ma la differenza
più importante è quella che si connette alla posizione. Il dirigente-quadro
percepisce una retribuzione che è una volta e mezza la media. Anche qui
gli uomini hanno stipendi più elevati. Lunica eccezione è
per i senza contratto, qui le donne prendono una retribuzione superiore del
7%. La differenza di genere si conferma in tutte le posizione e diventa corposa
per le posizione più alte, questo vuol dire che le giovani imprenditrici
stanno un po peggio dei giovani imprenditori.
Ci sono differenze
nei settori?
Le retribuzioni più alte si trovano nellindustria. Questo perché
è un settore più omogeneo mentre nei servizi ci sono comparti
meno omogenei e settori più deboli.
E tra Sud e Nord
Italia?
Nel Nord le retribuzioni in media sono più elevate del 5% rispetto al
Centro. Mentre superano del 17,5% quelle del Sud. Questo dato, purtroppo non
sorprendente, è solo uno degli aspetti del problema più generale
del Mezzogiorno.
Secondo il suo punto
di vista e la sua osservazione sul campo di docente universitario, quali sono
le aspettative dei neolaureati?
Le aspettative legate alla laurea sono sempre elevate. I giorni di laurea sono
sempre giorni di festa. Immaginano che si apriranno chissà quali grandi
porte. Queste aspettative sono state e sono sempre molto elevate.
Cosa pensa della
laurea breve?
Non credo che questa riforma abbia agevolato di molto la preparazione. Ora siamo
in una fase di transizione ma non so quale impatto ci sarà. Qualche giorno
fa ho iniziato le mie lezioni agli studenti del terzo anno, ho chiesto a questi
giovani (250) quanti di loro progettavano di rimanere per il biennio di specializzazione
e quasi tutti hanno alzato la mano. Il triennio non riesce a ridurre i tempi
di studio e temo che non riesca a mantenere il precendete livello di formazione.