7 settembre 2006. Pensioni ridotte agli under 60 e tassa del 3% sugli assegni d'oro

Penalizzare le pensioni degli "under 60", vincolate ancora in toto o in parte, allo stipendio percepito negli ultimi anni e non solo ai contributi versati, con un nuovo meccanismo di coefficienti. Che dovrebbe diventare parallelo a quello già previsto dalla legge Dini per i trattamenti di tipo contributivo (per altro non ancora aggiornato): ovvero quelli dei lavoratori assunti dal 1996 o (per una fetta) di chi a fine '95 aveva meno di 18 anni di contributi. È questa l'ipotesi alla quale stanno lavorando i tecnici del ministero del Lavoro per individuare i disincentivi da far scattare nel 2008 per le uscite prima dei 60 anni (con 35 anni di contribuzione). L'entità della penalizzazione non è stata decisa. Ma secondo alcune indiscrezioni si dovrebbe aggirare attorno al 2-2,5% per chi uscirà a 59 anni e quasi il doppio per chi opterà per il pensionamento a 58 anni. L'esodo a 57 anni verrebbe abolito. La proposta sarà portata al tavolo con le parti sociali. Intanto la partita sulle pensioni s'infiamma. E dopo il fronte della maggioranza s'incrina anche quello dei sindacati: la Cisl apre sull'innalzamento dell'età minima. Ma Cgil, Uil e Ugl frenano.
La posizione dei sindacati
La Cisl,con il segretario generale aggiunto Pier Paolo Baretta, si dichiara disponibile a dare il via libera ad un innalzamento dell'età minima di pensionamento da 57 a 58 anni o all'introduzione di quota 95 (dalla somma dell'età anagrafica e quella contributiva, ad esempio 58+37 o 60+35) delle uscite sempre con «libertà di scelta». Ma a tre condizioni: la sostituzione dello scalone con un meccanismo graduale a scalini; la rinuncia ai disincentivi e alla revisione dei coeffcienti per la parte contributiva; l'immediato decollo della riforma del Tfr. Il tutto da discutere nell'ambito di un confronto immediato a tutto campo con il Governo partendo dal presupposto che gli interventi dovrebbero restare fuori dalla Finanziaria. La proposta però piace alle altre organizzazioni sindacali.
Dalla Uil,che mostra una certa sorpresa, arriva subito un secco no: per Luigi Angeletti, che ironizza sul rigore di alcuni esponenti del Governo («ci sono persone come D'Alema che possono andare in pensione a 70 anni, gli operai no»), l'unica strada percorribile è «l'aumento dell'età su base volontaria e con incentivi».Contraria Renata Polverini ( Ugl),favorevole ai soli incentivi.

A frenare è anche la Cgil che con Morena Piccinini chiede al Governo l'apertura del tavolo. A questo punto resta da vedere come il sindacato, che punta a presentare al Governo un proposta unitaria, si muoverà nelle prossime ore. Le segreterie di Cgil, Cisl e Uil si riuniranno il 14 settembre per fare il punto sulla Finanziaria.
Il piano di Damiano
Nel vertice a Palazzo Chigi il ministro del lavoro Cesare Damiano ha nuovamente illustrato il suo piano. Che dovrebbe confluire in una delega alla Finanziaria o in un Ddl "collegato" per la parte relativa alla rimodulazione dello scalone. In un decreto dovrebbero invece confluire la tassa (del 3%) sulle pensioni d'oro, l'aumento di 3-4 punti delle aliquote dei parasubordinati (al 22-23%), che potrebbero però beneficiare di un meccanismo di contribuzione figurativa, e la riduzione da due a quattro delle finestre di uscita delle pensioni di anzianità. La riforma del Tfr potrebbe finire in parte nella delega ma con l'estensione della previdenza integrativa agli "statali" direttamente in Finanziaria, nella quale potrebbe essere previsto anche un ritocco verso l'alto delle pensioni "minime". Da decidere la destinazione della stretta sugli ex fondi speciali in "rosso".