Mini storia della P.A.C.
Dalle origini ai giorni nostri
Nata 50 anni fa, esordì sovvenzionando la produzione di derrate alimentari di base e ponendosi una serie di obiettivi: aumento delle produzioni agricole e ammodernamento delle aziende; garanzia e stabilità degli approvvigionamenti; sostegno dei redditi degli operatori agricoli; stabilità dei prezzi di mercato dei prodotti agricoli.
Già alla fine degli anni 70 cominciano ad emergere alcuni effetti negativi delle politiche attuate ed in particolare: le eccedenze di produzione (specie per alcuni prodotti), l'aumento incontrollato delle spese e squilibri tra settori e contrasti tra i paesi membri.
La riforma Mc Sharry
Per cercare di far fronte a questi problemi nel 1992 viene approvata la riforma Mc Sharry che introduce un importante concetto: legare l'aiuto a ciò che si produce. Apporta inoltre importanti modifiche:
-riduzione progressiva del sostegno al prezzo;
-pagamenti compensativi per ettaro o capo basati su rese/ mandrie fissate in origine;
-set - aside obbligatorio;
-introduzione delle misure di accompagnamento
La riforma introduce importanti elementi innovativi soprattutto in virtù del riconoscimento del ruolo di "custode dell'ambiente" legato alla figura dell'imprenditore agricolo. Ciò nonostante non sopperisce ai problemi dell'agricoltura europea, soprattutto alla luce dell'allargamento verso i paesi PECO.
Agenda 2000
Con Agenda 2000 (luglio 1997) vengono fissati dei nuovi obiettivi di politica agricola, che sinteticamente possono essere ricondotti a:
aumento della competitività dell'agricoltura europea con l'accostamento dei prezzi europei a quelli mondiali;
-garanzia di qualità degli alimenti per la tutela dei consumatori;
-stabilità dei redditi in agricoltura e adeguamento del livello di vita degli operatori agricoli;
-incremento dell'occupazione e ricerca di forme di reddito alternativi per le imprese;
-sostenibilità ambientale della produzione agricola.
Le proposte operative di agenda 2000 riguardano i seguenti aspetti:
- OCM per seminativi, carni bovine e prodotti lattiero caseari;
- Sviluppo Rurale
- Regolamento "orizzontale" (insieme di norme riguardanti le OCM, che prevedono aiuti diretti e che sono a discrezione di ciascuno stato membro).
Agenda 2000 si rivela una riforma con scarsa capacità riformatrice e transitoria in attesa di revisione.
Nuova Politica Agricola Comune (riforma Fischler)
Con il Reg. Ce 1782/03 il Consiglio dei Ministri dell'Agricoltura dell'Unione Europea ha dato il via ad un percorso di riforma della Politica Agricola Comune (PAC), destinata a rivoluzionare le modalità di sostegno dell'intero settore da parte dell'UE per i prossimi 10 anni.
L'Italia ha scelto di applicare la revisione a medio termine della riforma della PAC a partire dal 1°gennaio 2005, introducendo il pagamento unico per azienda e subordinandolo al rispetto del principio della condizionalità, rappresentata da un sistema di norme specifiche in materia di salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare e protezione degli animali.
Obiettivi
Migliorare la competitività dell'agricoltura europea attraverso la riduzione dei prezzi garantiti all'interno dell'UE per limitare distorsioni sui mercati mondiali;
Riorientare la produzione al mercato (attraverso il disaccoppiamento degli aiuti alla produzione)
Promuovere un'agricoltura sostenibile e socialmente accettabile applicando il principio della condizionalità;
Rafforzare lo sviluppo rurale (attraverso la modulazione degli aiuti);
Semplificare il regime di sostegno (attraverso il pagamento unico).
I punti fondamentali della riforma
Disaccoppiamento, ovvero l'introduzione di un sistema di pagamento unico per azienda non più "agganciato" alla produzione ma concesso sotto forma di sostegno al reddito degli imprenditori.
Modulazione: sistema di prelievi in % degli aiuti diretti. Le risorse così ottenute vengono "spostate" dalle politiche di mercato (I pilastro della PAC) alle politiche di sviluppo rurale (II pilastro)
Condizionalità : sistema di norme relative alla salvaguardia dell'ambiente, alla salute degli animali e delle piante, alla sanità pubblica. L'agricoltore che beneficia di pagamenti diretti è tenuto a rispettare tali norme;
Aumento delle risorse per lo sviluppo rurale
Revisione di alcune Organizzazioni Comuni di Mercato (O.C.M.)
Nell'ambito dello Sviluppo Rurale, la riforma prevede strumenti di programmazione attraverso i quali la Regione potrà supportare gli agricoltori: finanziando interventi di consulenza aziendale sui temi della condizionalità; compensando eventuali possibili impatti negativi sulla competitività delle imprese, conseguenti ai nuovi vincoli ambientali introdotti.
Documenti consultabili:
La nuova PAC
Presentazione Power Point
Nuova PAC ![]()
Pubblicato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali:
Manuale sulla Condizionalità ![]()
Circolare Agea: Applicazione della normativa comunitaria e nazionale in materia di condizionalità.
A integrale sostituzione della Circolare del 28 gennaio 2005, prot. ACIU. 2005.20.
Condizionalità: circolare Agea ![]()
La nuova P.A.C.: la modulazione
Altro elemento caratterizzante la riforma e' la cosiddetta "modulazione degli interventi", cioe' il graduale passaggio di quote destinate agli aiuti aziendali verso lo sviluppo rurale.
Tramite la Modulazione viene previsto un sistema di prelievi da calcolarsi in percentuale sugli aiuti diretti. Le risorse così ottenute vengono trasferire dalle politiche di mercato (1° pilastro della PAC), alle politiche di Sviluppo Rurale (2° pilastro della PAC) che trovano così una propria fonte di finanziamento. Una quota dei premi destinati alle aziende di maggiori dimensioni verra' trasferita al Fondo per lo Sviluppo Rurale, ovvero agli interventi di miglioramento strutturale delle imprese agricole.
La novita' è importante se si considera che l'Italia ha sempre utilizzato tutti i fondi disponibili per il sostegno ai prezzi dei prodotti e solo una quota marginale al miglioramento delle strutture.
Per quanto riguarda la distribuzione dei fondi generati per effetto della modulazione, un punto percentuale restera' nello Stato membro in cui sono raccolti i finanziamenti. Gli importi corrispondenti ai rimanenti punti percentuali saranno invece ripartiti tra tutti gli Stati membri sulla base dei seguenti criteri:
- superficie agricola;
- occupazione nel settore agricolo;
- PIL pro capite espresso in potere di acquisto.
Ogni Stato membro ricevera' in contropartita almeno l'80% dei suoi fondi di modulazione. La riduzione dei pagamenti diretti non si applichera' nei paesi di prossima adesione finche' tali pagamenti non abbiano raggiunto il normale livello UE.
A titolo di esempio si riporta di seguito la percentuale di prelievi che verranno effettuati agli aiuti diretti:
Anni | da 1 a 5.000 € | oltre 5.000€ |
2005 | 0% | 3% |
2006 | 0% | 4% |
2007-2012 | 0% | 5% |
PAC - Condizionalità
Gli impegni che l'agricoltore è chiamato ad assumersi per poter beneficiare di aiuti diretti, vengono definiti dal regolamento (Ce) numero 1782/2003.
In particolare gli allegati III e IV del regolamento introducono la Condizionalità attraverso i Criteri di Gestione Obbligatori (CGO) e le Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali (BCAA).
Il regolamento è stato recepito, a livello nazionale, con il Decreto Ministeriale del 13/12/2004 che implica il rispetto, per l'accesso agli aiuti diretti da parte degli imprenditori agricoli, delle seguenti condizioni:
Criteri di gestione obbligatori (CGO)
Le norme definite dei CGO sono 18 e vengono applicate in 3 fasi temporali successive:
- la prima decorre dal 1 Gennaio 2005 e contempla l'applicazione delle prime otto norme in materia di tutela ambientale;
- la seconda, con decorrenza 1° Gennaio 2006 introdurrà 7 norme in materia di sanità pubblica e salute degli animali;
- infine, a decorrere dal 1° Gennaio 2007, partirà la terza fase con l'introduzione degli ultimi 3 punti normativi sul tema benessere degli animali.
Buone condizioni Agronomiche ed ambientali (BCAA)
Definiscono i requisiti necessari ai fini di un corretto mantenimento dei terreni agricoli.
Il rischio di abbandono dei terreni, anche come conseguenza relativa alla politica del disaccoppiamento (che di fatto svincola i sussidi dalla produzione), vengono arginati attraverso l'applicazione di norme a tutela della fertilità e struttura del terreno.
Le BCAA si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2005.
Documenti:
Disciplina del regime di condizionalità dei pagamenti diretti della PAC e abrogazione del Decreto Ministeriale del 13 dicembre 2004 e successive modifiche ed integrazioni. 15/12/2005: Testo del Decreto Ministeriale ![]()
Allegato 1 - Criteri di gestione obbligatori (3,08 Mb) ![]()
Allegato 2 - Norme mantenimento terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali (2,84 Mb) ![]()
La nuova P.A.C.: la normativa di riferimento
Sviluppo Rurale
Garantire il mantenimento di zone rurali vive e dinamiche, sviluppando l'economia e valorizzando le specifiche risorse. Sono le priorità dell'Unione europea, che considera lo sviluppo rurale il secondo pilastro della politica agricola comune. La nuova PAC attua politiche di sviluppo rurale coerenti, globali e integrate, tenendo conto della varietà di esigenze del mondo rurale, delle aspettative della società e degll' ambiente.
Quattro principi essenziali
La multifunzionalità dell'agricoltura, un approccio plurisettoriale e integrato dell'economia rurale, la flessibilità degli aiuti allo sviluppo rurale e la trasparenza nell'elaborazione e nella gestione dei programmi.
Nel sancire il legame tra agricoltura e territorio, la nuova politica di sviluppo rurale persegue tre obiettivi principali:
- rafforzare l'agricoltura e la silvicoltura, due settori cardine dell'ambiente rurale;
- migliorare la competitività delle zone rurali, in modo da garantire il lavoro e la qualità di vita alle popolazioni che vi risiedono;
- conservare l'ambiente, il paesaggio e il patrimonio rurale dell'Europa.
Espressione del nuovo orientamento della PAC, lo sviluppo rurale dispone di strumenti concreti per operare nel complesso delle componenti economiche, sociali e culturali del tessuto rurale. Secondo i principi del decentramento delle responsabilità e della flessibilità che animano la nuova politica, gli Stati membri possono definire le misure da applicare al livello geografico appropriato.
PSR - Piano di Sviluppo Rurale
Il PSR delinea il quadro entro cui si applica il sostegno comunitario allo sviluppo rurale. Assicurare l'uso efficiente e razionale e la fruibilità di risorse naturali; accellerare le politiche dirette alla tutela e alla conservazione delle aree naturali e infine partecipare all'azione di rafforzamento della maglia delle imprese potenzialmente competitive, sono i principali obiettivi del piano.
Il PSR, coofinanziato da FEAOG sez. Garanzia, prevede le misure di sostegno comunitario al prepensionamento, alle zone svantaggiate e zone soggette a vincoli ambientali, alle misure agroambientali e all'imboschimento (misure di accompagnamento della riforma della PAC), nell'ottica di accrescere la qualità della vita negli spazi rurali e la salvaguardia dell'assetto territoriale nelle aree sensibili, attraverso il contenimento dei costi di produzione e la valorizzazione delle produzioni tipiche.
Gran parte delle risorse finanziarie attribuite in conto PSR sono state indirizzate al soddisfacimento di impegni pregressi relativi all'attuazione delle misure di accompagnamento.
POR - Programma Operativo Regionale (2000-2006)
(Programmi Operativi Regionali) rappresentano lo strumento di programmazione attraverso cui vengono attuate le politiche di coesione della UE nelle Regioni Obiettivo 1 (Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna + Molise in phasing out). Tali programmi sono finanziati, per quanto di competenza, da tutti i fondi strutturali (FESR, FSE, FEOGA - Orientamento, SFOP) nonché da fondi nazionali e regionali, ai quali si aggiungono le risorse dei privati, variabili nella proporzione a seconda del tipo di intervento realizzato. I POR si propongono la finalità strategica di far conseguire alle stesse Regioni un tasso di crescita stabilmente superiore a quello medio dellUE per recuperare il gap che le divide dalle altre regioni europee. La strategia prevista è declinata in 6 assi prioritari di sviluppo ( I risorse naturali, II risorse culturali, III risorse umane, IV sistemi locali di sviluppo, V città, VI reti e nodi di servizio) che perseguono a loro volta degli obiettivi specifici di sviluppo. Per quanto riguarda gli interventi cofinanziati dal FEOGA Orientamento è da sottolineare che essi sono concentrati negli assi I e IV e concorrono ad attuare le misure di sviluppo rurale previste dal Reg. CE n. 1257/99, cosi come modificato dal Reg. CE n. 1783/03, ad eccezione delle cd. misure di accompagnamento e delle indennità compensative che, essendo cofinanziate dalla sezione Garanzia del FEOGA, sono inserite allinterno dei Piani di Sviluppo Rurale.
LEADER +
L Iniziativa comunitaria LEADER+ ( Liaisons Entre Actions de Développment de l Economie Rurale), giunta alla sua terza edizione, ha lobiettivo di accompagnare lo sviluppo delle zone rurali stimolando il mantenimento e la creazione di nuove attività, la valorizzazione delle risorse ambientali e culturali locali, il miglioramento della qualità della vita, la cooperazione tra territori,
anche attraverso la costituzione di reti per la divulgazione delle esperienze.
Liniziativa è finanziata dal fondo FEAOG sezione Orientamento, si basa sul cosiddetto approccio bottom-up e pone al centro dellattenzione i GAL (Gruppi di Azione Locale). I GAL, costituiti da partner pubblici e privati, elaborano una strategia di sviluppo pilota ed integrata (Piano di Sviluppo Locale) e procedono alla sua attuazione sul territorio.
INTERREG III
E' un iniziativa comunitaria del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per la cooperazione tra regioni dell'Unione europea per il periodo 2000-2006.
Le iniziative comunitarie sono interventi che la Commissione Europea propone agli Stati membri al fine di risolvere problemi specifici presenti su tutto il territorio dell'Unione Europea.
L'obiettivo di Interreg III è di rafforzare la coesione economica e sociale nell'Unione europea promuovendo da un lato la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale e dall'altro lato lo sviluppo equilibrato del territorio.
Sviluppo rurale: prospettive per gli anni 2007 -2013
Dal 1° gennaio 2007 verrà applicata la riforma della politica di Sviluppo Rurale.
Tra le novità:
- il nuovo fondo unico per lo Sviluppo Rurale, il Feasr, permetterà la realizzazione di un solo tipo di programma in luogo delle diverse forme di intervento esistenti (PSR-POR e Leader) in ciascuna regione.
- Il nuovo piano unico di S.R. dovrà essere attuato al livello regionale sulla base di un documento di indirizzo nazionale redatto seguendo delle linee guida comunitarie.
Assi prioritari d'intervento
- rafforzamento competitività in agricoltura
- gestione dell'ambiente e del territorio rurale
- diversificazione delle attività e qualità della vita
La 4° tipologia d'intervento riguarda le misure tipo Leader.
Consulta i ducumenti:
Orientamenti strategici comunitari:
Decisione della Commissione 2006/144/CE pubblicata nella GUCE del 25.2.2006 ![]()
Piano Strategico nazionale
Bozza PSN (Versione del 23/12/2005). Documento discusso nella riunione del Tavolo di concertazione nazionale del 17/01/2006 ![]()
Normativa
Regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio ![]()
Regolamento (CE) n. 1290/2005 del Consiglio ![]()
OCM - Le Organizzazioni Comuni di Mercato
Cosa sono le OCM
Le organizzazioni comuni di mercato sono lo strumento previsto dallart.34 del trattato istitutivo della CEE per il conseguimento degli obiettivi della PAC e, in particolare, per stabilizzare i mercati, garantire un tenore di vita equo agli agricoltori e aumentare la produttività dell'agricoltura.
I regolamenti istitutivi delle OCM costituiscono un insieme di disposizioni, adottate a livello comunitario, per disciplinare la produzione e il commercio dei prodotti agricoli di tutti gli Stati membri dell'Unione Europea.
Principi fondamentali:
- la creazione di un mercato unificato, inteso come libera circolazione dei prodotti agricoli nell'ambito degli Stati membri che si concretizza nell'applicazione di strumenti e meccanismi comuni;
- la preferenza comunitaria: i prodotti agricoli dellUE hanno la priorità negli scambi e sono avvantaggiati in relazione al prezzo rispetto ai prodotti importati, pertanto, il mercato interno è protetto nei confronti dei prodotti importati dai paesi terzi a basso prezzo;
- la solidarietà finanziaria: tutte le spese e i costi inerenti allapplicazione della PAC sono sostenuti dal bilancio comunitario.
LOCM, inoltre, secondo i prodotti cui si riferisce, può assumere una delle seguenti forme:
1. definire regole comuni in materia di concorrenza;
2. costituire un coordinamento obbligatorio delle diverse organizzazioni nazionali del mercato;
3. realizzare un'organizzazione europea di mercato;
In pratica per adempiere alle loro funzioni, le OCM dispongono di vari meccanismi, che differiscono secondo i prodotti rientranti nella stessa, e possono essere così riassunti:
- un sistema d'intervento sui mercati mediante aiuti all'ammasso pubblico o privato, tramite pagamento (automatico o condizionato) di prezzi minimi garantiti che regolano il mercato e attraverso aiuti al consumo;
- aiuti diretti (alla produzione o slegati dalla produzione) che assicurano un tenore di vita equo agli agricoltori;
- aiuti eccezionali applicabili solo in caso di grave crisi dei mercati;
- limitazioni della produzione in alcuni settori;
- dazi doganali e restituzioni all'esportazione.
Attualmente le OCM interessano circa il 90% della produzione agricola finale comunitaria e in concreto i settori, che sono disciplinati da una specifica organizzazione comune di mercato, sono i seguenti: sementi, cereali, riso, foraggi essiccati, tabacco, lino e canapa, luppolo, ortofrutticoli freschi e trasformati, banane, vino, olio d'oliva e olive da tavola, barbabietole da zucchero, floricoltura, prodotti lattiero-caseari, uova e pollame, carni bovine, carni suine, carni ovine e caprine.
In generale i meccanismi adottati, per il conseguimento degli obiettivi della PAC, da ciascuna OCM vigente, si possono schematizzare nella seguente
In ogni caso, per effetto della Riforma della PAC, tutti gli agricoltori (eccetto gli imprenditori aderenti ad unOP operante nellambito della OCM Ortofrutta, barbabietola da zucchero e floricoltura) potranno esigere pagamenti diretti indipendenti dalla produzione e complementari al reddito.
Il pagamento unico è un aiuto al reddito agricolo, un pagamento annuale calcolato tenendo conto dei diritti attribuiti agli agricoltori in base al periodo di riferimento storico 2000-2002 (ad eccezione dei nuovi Stati membri). Scopo principale di tale pagamento è garantire una maggiore stabilità dei redditi agli agricoltori, i quali possono decidere che cosa intendono produrre senza perdere gli aiuti, adattando l'offerta alla domanda. Per contrastare labbandono delle terre, gli stati membri, possono optare per lattuazione parziale del nuovo sistema; in tal caso laiuto corrisposto agli agricoltori sarà composto in parte dal pagamento unico e in parte da pagamento supplementare.
OCM - Settore ortofrutta
LOrganizzazione Comune dei Mercati nel settore Ortofrutticolo ha lo scopo di rendere più competitive le imprese del settore.
Ha il principale obiettivo di favorire e disciplinare la costituzione di organizzazioni di produttori, aventi il compito di razionalizzare e concentrare lofferta, in funzione delle esigenze del mercato e nel rispetto delle norme sullo sviluppo sostenibile.
Attualmente questa OCM è suddivisa in due parti:
1) LOCM degli ortofrutticoli freschi (Reg.CE 2200/96) che prevede: - Un sistema di classificazione dei prodotti con riferimento a norme comuni; - Un regime di intervento; - Un meccanismo di riconoscimento delle organizzazioni di produttori e un regime di aiuto per le stesse; - Un regolamento in materia di organizzazioni e di accordi interprofessionali; - Un regime di controlli nazionali e comunitari; - Un regime di scambi con i paesi terzi.
2) LOCM degli ortofrutticoli trasformati che prevede un regime specifico sugli aiuti alla produzione (destinata allindustria) e alla trasformazione, in particolare:
- Reg. CE 2201/96 stabilisce un regime di aiuti alla produzione rispettivamente per pomodori, pere e pesche; fichi secchi e prugne, uve secche della varietà sultanina e Moscatel, e di Corinto. Prevede anche uno specifico regime di scambi con i paesi terzi
- Reg. CE 2202/96 che stabilisce un regime di aiuti ai produttori di taluni agrumi trasformati in succo (limoni, pompelmi, pomeli, arance, mandarini, clementine) e in segmenti (clementine e satsuma);
Questo regime opera sulla base di contratti stipulati tra le OP (riconosciute o prericonosciute in base al Reg.CE 2200/96) e le imprese di trasformazione singole o associate; i contratti devono essere trasmessi alle competenti autorità degli stati membri (in Italia alle Regioni) per i controlli qualitativi e quantitativi.
Prevede la possibilità di beneficiare dellaiuto anche ai singoli produttori, che non aderiscono ad alcunorganizzazione, ma che simpegnino a commercializzare la totalità della loro produzione di agrumi, destinata alla trasformazione, per il tramite di una OP (che ha stipulato un regolare contratto) e paghino alla stessa un contributo correlato alle spese di gestione supplementari sostenute. In questo caso limporto dellaiuto, ricevuto dallOP, deve essere versato al singolo produttore e i relativi quantitativi di prodotto, consegnati per la trasformazione, non possono essere inclusi nei contratti pluriennali.
Stabilisce limiti di trasformazione e riduzione proporzionale dellaiuto in caso di superamento della soglia prevista.
Documenti correlati:
Ortofrutta ![]()
OP - Organizzazioni di produttori
Cosa sono le OP
Le Organizzazioni di Produttori sono la forma associativa riconosciuta a livello comunitario per il conseguimento degli obiettivi della PAC atti a rafforzare il potere contrattuale dei produttori e quindi i loro redditi.
I compiti fondamentali:
- programmare la produzione;
- adeguare qualitativamente e quantitativamente la produzione alla domanda;
- promuovere la concentrazione dellofferta e limmissione sul mercato dei prodotti dei soci;
- ridurre i costi di gestione e regolare i prezzi alla produzione;
- promuovere pratiche colturali e tecniche di produzione e di gestione dei rifiuti che rispettino lambiente.
Le Organizzazioni di Produttori, per ottenere il riconoscimento ed usufruire degli aiuti comunitari ad esse destinati, devono rispettare una serie di requisiti minimi (di scopo, di forma, di oggetto, di dimensione) che variano in funzione dellOCM di appartenenza.
In Generale si distingue la disciplina delle OP del settore ortofrutticolo (REG.CE 2200/96) da quella delle Organizzazioni operanti negli altri settori agricoli (D.Lgs. 27-5-2005 n. 102).
Documenti correlati:
OP settori ortofrutta ![]()
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Agricoltura biologica
Come nasce in Europa
La diffusione del biologico in Europa viene stabilita nel quadro della riforma della politica agricola comune per far fronte alle gravi conseguenze determinate dalle politiche attuate dal governo Europeo nell'immediato dopoguerra quando l'esigenza di incerementare la produttività agricola, in modo da garantire un elevato livello di autosufficienza alimentare, ha comportato un crollo dei prezzi dei prodotti agricoli, l'eccessivo sfruttamento dell'ambiente e una scarsa qualità delle produzioni sotto l'aspetto igienico sanitario.
Verso la fine degli anni '80, la politica agricola si è concentrata quindi su altri obiettivi, quali la promozione dei prodotti di qualità e l'integrazione della tutela dell'ambiente nell'agricoltura. Questo ha offerto importanti potenzialità per lo sviluppo dell'agricoltura biologica, che aveva fino ad allora costituito un'attività marginale.
La normativa di riferimento
Nel giugno 1991, il Consiglio ha adottato il regolamento (CEE) n. 2092/91 relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e alla indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari. Nel 1999 il Consiglio ne ha esteso il campo di applicazione al metodo di allevamento biologico. Si tratta di una normativa piuttosto complessa che, oltre a definire un metodo di produzione agricola per i prodotti vegetali e animali, provvede a regolamentare l'etichettatura, la trasformazione, l'ispezione e il commercio dei prodotti dell'agricoltura biologica all'interno della Comunità, nonché l'importazione di tali prodotti dai paesi terzi. Sia i produttori che i consumatori possono contare su un quadro comunitario che definisca nei particolari le condizioni da rispettare affinché un prodotto agricolo o una derrata alimentare possano recare un riferimento al metodo di produzione biologico.
L'agricoltura bio
Dall'entrata in vigore del regolamento decine di migliaia di aziende agricole si sono convertite al metodo di produzione biologico e questa tendenza sembra destinata a continuare nei prossimi anni. Parallelamente, è aumentato in maniera significativa l'interesse dei consumatori e del settore commerciale per i prodotti dell'agricoltura biologica.
Chi certifica il biologico in Italia?
Gli organismi di controllo autorizzati dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali sono 12.
Cosa certificano gli organismi di controllo?
Gli Organismi di controllo, con il rilascio della certificazione, garantiscono che per l'ottenimento del prodotto è stato adottato il metodo di produzione biologica ai sensi del reg 2092/91. L'attività di controllo si esercita tramite verifiche burocratiche documentali, ispezioni e analisi, effettuate sia sui prodotti agricoli che sulle derrate alimentari.
Come riconoscere un prodotto ottenuto da agricoltura biologica?
Quando acquistiamo un prodotto "biologico", nell'etichetta può essere riportata la dicitura "Agricoltura biologica - regime di controllo CE". La dicitura può essere accompagnata o sostituita dal marchio europeo; in ogni caso deve essere specificato l'Organismo di controllo e l'autorizzazione ministeriale.
Consulta il sito www.sinab.it
Normativa di riferimento su l'agricoltura biologica
Organismi di controllo riconosciuti dal MIRAF e i marchi aggiuntivi
Linee guida per la riforma della Politica Agricola Comunitaria
La crisi della BSE, oltre a smascherare gli errori della P.A.C., deve dare al legislatore comunitario la consapevolezza che, pur restando imperativa la difesa di una Politica Agricola Comune, non è più possibile frapporre indugi ad una sua radicale riforma che orienti la produzione agricola ed agroalimentare verso la qualità, attraverso strumenti che incentivino la sicurezza degli alimenti, la loro tracciabilità, il loro legame al territorio ed al mondo rurale.
L'eccessiva spinta alla produzione ed il disegno di perseguire la competitività delle aziende attraverso metodi di produzione più consoni all'industria che non all'agricoltura, hanno finito per assimilare i metodi di produzione agricoli a quelli industriali.
Al contrario, l'agricoltura deve conservare la propria specificità, deve ribadire il proprio ruolo multifunzionale e portare all'affermazione di un modello alimentare europeo, fondato sulla diversità, sulla qualità e sulla sicurezza, così come è stato annunciato al Consiglio Europeo informale di Biarritz a settembre 2000.
Le priorità che si deve porre la spesa agricola sono:
La salvaguardia della salute umana attraverso la sicurezza degli alimenti ed il controllo dei sistemi di produzione;
La salvaguardia del mondo rurale assicurando la permanenza della sola attività agricola compatibile con il territorio, in uno spazio rurale vivibile e ricco di aziende agricole;
La sicurezza del reddito degli agricoltori, la migliore competitività;
Il riconoscimento della specificità della produzione agricola senza che questa venga confusa con la produzione industriale.
Abbiamo bisogno di una riforma della Politica Agricola Comune che - senza rinazionalizzare le scelte fondamentali - sia in grado di valorizzare la specificità degli Stati membri dell'UE, delle diverse regioni d'Europa con la loro storia ed i loro agro-ecosistemi, delle singole aziende agricole e dei singoli agricoltori.
1. L'attuale modello di Politica Agricola Comune
La Politica Agricola Comune, che ha svolto in passato un ruolo importante nello sviluppo del sistema agro-alimentare europeo, mostra oggi segni evidenti di crisi. Si è fortemente incrinata la fiducia degli acquirenti e più in generale dell'opinione pubblica e, da parte loro, gli agricoltori non vedono corrisposte le legittime aspettative di sviluppo che dipendono proprio dalla fiducia del consumatore.
Il susseguirsi di crisi sanitarie e le stesse crisi di mercato, hanno evidenziato ulteriormente l'insostenibilità e l'inadeguatezza dell'attuale sistema di intervento pubblico in agricoltura nell'Unione Europea (UE). Le crisi conseguenti all'insorgere della BSE, alla sua recrudescenza, ai casi della diossina e, da ultimo, all'afta epizootica, costituiscono un inequivocabile segnale d'allarme, a fronte del quale si impone un profondo ripensamento dei principi, degli obiettivi e degli strumenti della Politica Agricola Comunitaria (PAC).
La PAC di oggi è fondata su due pilastri. Da un lato, le politiche di mercato assorbono circa il 90 % di tutte le spese per l'agricoltura, e sono imperniate su misure che incentivano lo sviluppo di un'agricoltura intensiva, che punta ad aumentare i profitti esclusivamente attraverso l'aumento delle quantità. Dall'altro, le politiche per lo sviluppo rurale, che assorbono solo il 10% delle risorse finanziarie, mirano ad intervenire sul territorio rurale, all'interno del quale il settore agricolo deve sempre più ricoprire un ruolo preminente.
Questo modello di politica agraria è entrato in crisi già a partire dagli anni ottanta, quando si sono accumulate eccedenze produttive in Europa tali da rendere insostenibile la PAC, sia dal punto di vista finanziario che sotto il profilo delle relazioni internazionali. Le riforme degli anni novanta, avviate con la proposta MacSharry del 1992, hanno cercato di porre rimedio ai problemi finanziari ed internazionali, rendendo la PAC in qualche misura più compatibile sia con i vincoli di bilancio dell'UE che con quelli derivanti dall'accordo Gatt sull'agricoltura del 1994.
Tuttavia la predominanza in tale contesto dei regimi di garanzia dei prezzi, delle sovvenzioni alle esportazioni, dei sistemi delle quote di produzione e degli aiuti indifferenziati al reddito, hanno disincentivato molto spesso le produzioni orientate alla qualità, favorendo le produzioni intensive.
Emerge dunque, nel corso degli anni novanta e prosegue ora, un modello di PAC non rispondente ad obiettivi divenuti ormai prioritari quali la tutela del consumatore, la difesa dell'ambiente, e della qualità e sicurezza degli alimenti.
Anche con la riforma di Agenda 2000 tali obiettivi prioritari sono stati disattesi e si è confermata nella sostanza la vecchia PAC.
In molti settori sono state confermate le politiche di controllo della produzione. Le quote nel settore lattiero caseario, per esempio, ingessano la struttura produttiva, e ostacolano i necessari processi di riqualificazione. La permanenza di questi strumenti rischia di rendere sterile qualunque tentativo di riorientare l'agricoltura europea verso modelli di sviluppo compatibili con la sicurezza alimentare, con la qualità degli alimenti e con l'ambiente, in un contesto di migliore redditività e competitività delle attività.
Nel settore dei seminativi è stato confermato il set-aside, uno strumento che desta forti perplessità, innanzitutto sotto il profilo etico, in quanto impone la non utilizzazione delle risorse naturali, quando scarseggiano beni alimentari importanti, come ad esempio le proteine vegetali ad uso zootecnico.
Il sistema di aiuti al reddito introdotti con la riforma Mac Sharry, oggi ancora vigente, consente l'erogazione del sostegno in modo incondizionato, nella più assoluta carenza di vincoli a parametri di qualità e sicurezza dei prodotti. Questi aiuti hanno inoltre contribuito in modo sostanziale ad accentuare lo squilibrio, già presente, nella destinazione delle risorse finanziarie a favore delle produzioni continentali e a discapito di quelle mediterranee.
La PAC di oggi, infine, appare inoltre difficilmente compatibile con la prospettiva di un allargamento ad est dei Paesi dell'Europa centro-orientale (PECO). L'estensione dell'attuale modello comporterebbe oneri finanziari insostenibili ed un aumento consistente della produzione di beni agricoli indifferenziati i quali, non trovando adeguati sbocchi di mercato, andranno ad arricchire le già consistenti scorte europee. In questo contesto è indispensabile che ai nuovi paesi membri venga applicata una PAC già riformata e finalizzata a raggiungere i nuovi obiettivi. Per rendere più efficace l'azione comunitaria in questo senso, occorre coinvolgere da subito i nuovi paesi membri nella discussione sulle riforme.
2. I nuovi orientamenti politici
Si tratta dunque di ridefinire i principi e gli strumenti che debbono ispirare la nuova PAC per renderla conforme al modello agricolo europeo, che si fonda sulla diversità, sulla qualità e sulla sicurezza. Il futuro dell'agricoltura comunitaria dipende dalla valorizzazione del modello europeo nei confronti del processo di omologazione alimentare che alcuni nostri partners mondiali, anche se non l'hanno promosso, di certo lo hanno assecondato.
L'agricoltura, per le sue specificità, richiede l'adozione di misure che siano ispirate ai principi della sicurezza alimentare, già enunciati dalla Commissione Europea nel Libro Bianco sulla sicurezza alimentare del gennaio del 2000, della precauzione, da sviluppare in seno al nuovo negoziato multilaterale WTO, e della responsabilità di tutti gli attori della filiera agro-alimentare (produttori di mangimi e sementi, produttori agricoli, industria di trasformazione, settori distributivo e ristorazione) ed in base al quale devono essere gli operatori ad avere la responsabilità primaria di assicurare la salubrità degli alimenti ai consumatori; è importante che venga assicurata la rintracciabilità dei percorsi dei mangimi e degli alimenti, affinchè si possa identificare ogni prodotto lungo tutta la catena alimentare; è indispensabile assicurare la corretta informazione del consumatore, attraverso un'efficace etichetta agricola, che ricostruisca in modo chiaro e comprensibile l'intera "storia" del bene, dell'azienda agricola e dell'impresa alimentare all'interno delle quali è stato prodotto. In estrema sintesi, occorre avere attenzione non solo al prodotto finale, ma all'intero processo produttivo.
Oltre a recuperare i principi della sicurezza alimentare, è indispensabile sottolineare che la PAC deve avere anche una dimensione etica. Ciò significa adottare un comportamento "morale" nei confronti dei soggetti più deboli del circuito agro-alimentare mondiale - in particolar modo i paesi in via di sviluppo (PVS) - che rischiano di addossarsi tutti i costi della globalizzazione. Nei confronti dei PVS e dei paesi meno avanzati occorre garantire il miglioramento dell'accesso al mercato, valorizzando un commercio che sia equo e solidale, in quanto coerente a valori ambientali, sociali, umani e relativi al benessere degli animali.
La nuova PAC deve colmare le attuali carenze in materia di informazione, di formazione e di ricerca. Deve essere resa comprensibile agli utenti ed al consumatore. Quindi, deve essere improntata alla massima semplificazione, sburocratizzata e controllabile secondo principi di trasparenza, efficienza ed efficacia.
3. Il terzo pilastro
Tradizionalmente, la PAC si è poggiata su un unico pilastro: quello delle politiche di mercato, mentre solo di recente si è aggiunto quello dello sviluppo rurale - è ormai necessario affiancare un terzo pilastro, quello della sicurezza degli alimenti, della qualità e della tutela dell'ambiente.
Nella nuova PAC, che sia veramente conforme al modello agricolo europeo, le misure di sostegno al settore agricolo non dovranno più essere erogate in modo incondizionato, ma viceversa dovranno essere vincolate al perseguimento degli obiettivi della sicurezza degli alimenti, della qualità e della tutela dell'ambiente. Ciò significa operare una netta distinzione tra l'attività agricola di chi persegue unicamente i volumi produttivi e il comportamento, invece improntato a responsabilità e rispetto, di chi produce realizzando un profitto adeguato, con l'obiettivo della qualità e della sicurezza della salute umana e del benessere degli animali.
Non più di 50% al 1° pilastro e disaccoppiamento degli aiuti
L'attuazione di tale distinzione comporta una riforma radicale dell'attuale PAC in termini di erogazione del sostegno interno. Al primo pilastro che sostiene le aziende vocate alla quantità e non alla qualità, non dovrà essere destinato più del 50% del budget agricolo e si dovrà prevedere una progressiva ulteriore riduzione, in modo da favorire la destinazione di adeguate risorse, volte a premiare i comportamenti virtuosi e rispettosi del modello agricolo europeo (diversità, qualità, sicurezza). Inoltre, il sostegno diretto al reddito degli agricoltori e non alle quantità prodotte, consentirà quel disaccoppiamento degli aiuti, verso cui l'Unione Europea si è impegnata.
Le nuove regole devono disciplinare non solo la fase del sostegno interno, ma anche quella dell'accesso al mercato. In tale contesto, il nuovo negoziato multilaterale del WTO, rappresenta la sede opportuna per rinegoziare le tariffe in funzione di un circuito virtuoso di un commercio equo e solidale che racchiude le "buone pratiche" ambientali, sociali e del benessere degli animali. Questa politica va praticata a garanzia di uno sviluppo più sostenibile nei PVS, che eviterà anche una concorrenza sleale con gli agricoltori europei basata su pratiche ambientali e sociali vietate nell'Unione Europea.
Per molte Organizzazioni Comuni di Mercato (OCM), che ancora oggi sono imperniate sul regime dei prezzi di intervento, si impone una graduale riforma che tenga conto dell'obiettivo di diminuire il sostegno alle produzioni indifferenziate per sostenere chi fa qualità.
Lo stesso accesso al regime dell'intervento pubblico va disciplinato per evitare che esso possa costituire un'alternativa al mercato a vantaggio non del produttore agricolo ma degli operatori commerciali. In buona sostanza, l'intervento pubblico comunitario deve avere come unico destinatario il produttore agricolo.
Più in dettaglio, per quanto riguarda le singole OCM, va in primo luogo menzionato il settore delle carni bovine. Tra gli aspetti più urgenti, va sottolineato come vadano aboliti i diritti individuali per le vacche nutrici e non debbano essere introdotti dei diritti individuali per i premi ai bovini maschi. Tali diritti, infatti, congelano la struttura produttiva, salvaguardano la zootecnia intensiva ed impediscono lo sviluppo delle produzioni biologiche, di qualità e tradizionali per la difficoltà che queste incontrano ad acquisire i diritti.
Viceversa, l'erogazione dei premi dovrà essere condizionata parzialmente alla produzione di beni di qualità, le IGP e le DOP, e alle produzioni tipiche tradizionali. Va inoltre introdotta in maniera esplicita all'interno dell'OCM la possibilità di condizionare parte dei premi alle produzioni biologiche, affinchè queste possano svilupparsi adeguatamente, recuperando il ritardo con il quale finora nel settore zootecnico si è fatta strada la riconversione. Infine, l'erogazione dei premi dovrebbe essere parzialmente condizionata anche alla garanzia del rispetto, da parte degli allevatori, di standard minimi di benessere degli animali.
Nell'ambito dell'OCM carni bovine, deve essere inoltre modificata la definizione di allevamento estensivo in base alla quale vengono erogati i premi, fondata oggi sul semplice carico di bestiame per ettaro a pascolo, per utilizzare parametri che individuino invece le effettive capacità nutrizionali delle aziende in termini di fabbisogno proteico.
Per quanto riguarda l'OCM dei seminativi, è indispensabile che venga consentita la coltivazione di proteine vegetali sui terreni posti a riposo (set-aside). Ciò consentirebbe di aumentare la disponibilità di proteine di origine vegetale che potrebbero così essere utilizzate nell'alimentazione animale. Il maggior fabbisogno di proteine vegetali potrebbe essere ottenuto senza prevedere un aiuto supplementare, ma condizionando l'erogazione del pagamento attualmente concesso per la messa a riposo dei terreni.
Nell'OCM del riso la riforma dovrebbe articolarsi in tre punti cardine: l'istituzione di un regime di premi, la cui erogazione sarebbe condizionata alla rigenerazione ambientale dei terreni destinati alla coltivazione del riso; l'introduzione di un incentivo per i produttori di riso biologico e/o certificato (es. IGP); la semplificazione del regime dell'intervento e l'eliminazione di quei meccanismi che spingono oggi il produttore a conferire ai magazzini di intervento comunitario piuttosto che a vendere il prodotto sul mercato.
Per quanto riguarda l'OCM del settore lattiero caseario, è indispensabile una progressiva eliminazione del regime delle quote ed una ulteriore riduzione dei sostegni per il burro ed il latte scremato in polvere, se questi favoriscono una produzione quantitativa e non qualitativa. Viceversa, nei confronti del latte destinato all'ottenimento di prodotti di qualità, nel rispetto di precisi disciplinari che legano il prodotto finale al territorio, è necessario prevedere apposite deroghe durante tutto il periodo transitorio che alla fine porterà all'auspicato smantellamento delle quote.
Analoghe deroghe vanno previste nei confronti dei produttori di latte che siano ubicati in zone montane e svantaggiate, che operino in un contesto di agricoltura biologica, nel rispetto della qualità, della sicurezza degli alimenti e del benessere degli animali e che tenga conto anche dell'impiego di giovani.
Circa l'OCM ovino-caprino occorre valorizzare la naturalità della produzione, ossia il latte e la lana e tener conto della sua importanza per il mantenimento del territorio.
Circa l'OCM della carne suina e della carne di pollame occorre avere riguardo al benessere degli animali e premiare i comportamenti finalizzati alla qualità e alla sicurezza degli alimenti.
Per quanto riguarda la riforma dell'OCM dell'olio di oliva, questa dovrà ispirarsi al principio della responsabilità degli attori della filiera e della rintracciabilità dei prodotti. In tale prospettiva, è indispensabile che l'origine dell'olio di oliva venga collegata al luogo di raccolta delle olive e non solo a quello della trasformazione. Sempre in conformità del principio della responsabilità e della rintracciabilità dei prodotti, occorre riconoscere un ruolo a tutti gli attori della filiera, dalle associazioni dei produttori, ai frantoiani ed agli operatori del commercio e della distribuzione. L'attuale OCM, che impone obblighi ed adempimenti a carico della filiera, senza riconoscerne il diritto ai benefici, va necessariamente modificata a fini di semplificazione e di equità. La riforma dovrà inoltre premiare le produzioni di qualità introducendo misure che mettano fine alla concorrenza sleale ed ai comportamenti fraudolenti.
L'OCM del settore vitivinicolo ha formato oggetto di recente riforma nel quadro di Agenda 2000. Le misure finalizzate alla riconversione e ristrutturazione dei vigneti non possono essere condizionate da norme rigide che non tengono conto delle diverse specificità territoriali e della necessità dei produttori di operare in un regime di certezza. Occorre pertanto garantire agli Stati membri risorse sicure sulle quali avviare una seria programmazione.
Il settore dei fiori merita un'adeguata OCM che tenga conto della necessità di introdurre un sistema di protezione comunitario nei confronti della concorrenza dei paesi terzi, che per la maggior parte opera senza rispettare i minimi parametri ambientali e sociali. Occorre altresì considerare gli elevati oneri energetici a carico dei produttori e quindi introdurre misure compensative.
Relativamente all'OCM del tabacco, occorre coniugare misure che possano rispondere sia alle esigenze di reddito dei produttori, sia alle esigenze di protezione della salute umana. Occorre pertanto avviare un graduale processo di riconversione che possa valorizzare le varietà qualitativamente più elevate, anche avviando iniziative di produzione biologica, e consentire, a chi lo voglia, nuove ed alternative forme di reddito.
L'OCM dell'ortofrutta è stato di recente oggetto di una vasta riforma, ma è necessario avere riguardo al settore nel suo complesso per valorizzare il ruolo fondamentale che le aziende ortofrutticole svolgono anche nelle regioni svantaggiate dell'UE, assolvendo una funzione importante per la salvaguardia del territorio, rappresentando un argine al processo di degrado e di desertificazione che si va manifestando in molte aree meridionali dell'UE. È il caso ad esempio della frutta a guscio, che si trova attualmente a competere con la concorrenza dei paesi terzi, senza beneficiare di adeguate misure di sostegno a livello comunitario. Vanno previste azioni specifiche per promuovere il valore della dieta mediterranea e il consumo di frutta e verdura, attraverso campagne di educazione alimentare che insistano sulle indicazioni nutrizionali delle autorità sanitarie mondiali.
Le diverse OCM beneficiano oggi di risorse dal FEOGA Garanzia in assoluta carenza di parametri ispirati all'equità ed alla specificità delle diverse situazioni tra le aziende agricole. Si impone un riequilibrio delle risorse che tenga conto dei parametri occupazionali e della agibilità o meno del territorio, al fine di premiare l'agricoltura rappresentata dalla reale presenza di risorse umane in termini di Unità di Lavoro per ettaro (ULA).
Ulteriore parametro al fine del riequilibrio delle risorse è la collocazione delle aziende in ambiti ben delineati quali l'agricoltura biologica, quella disciplinata da DOP e IGP e quella che attua la multifunzionalità.
Accanto ai singoli interventi sulle OCM è indispensabile potenziare le misure orizzontali, prima tra tutte la ricerca in campo agricolo; vanno aumentate le risorse destinate alla ricerca e queste devono essere riorientate verso i settori che oggi appaiono più delicati sotto il profilo della salubrità degli alimenti e, più in generale, della salute pubblica, anche perché gli investimenti in queste linee di ricerca costituiscono un'efficace strategia di prevenzione delle crisi sanitarie. Un ammontare progressivo di risorse dovrà essere destinato all'informazione ed alla formazione degli operatori nonché all'educazione alimentare, anche nelle scuole.
Infine, è importante che l'UE presti grande attenzione nell'ambito dei negoziati WTO ai non trade concerns, quali aspetti fondamentali di una nuova politica agricola basata sul rispetto della qualità, della tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche, della salvaguardia del territorio e dell'ambiente, della sicurezza degli alimenti e del rispetto dei lavoratori agricoli. In particolare, la sicurezza degli alimenti va vista in stretta connessione al principio di precauzione che va opportunamente rafforzato in sede multilaterale, al fine mettere gli Stati membri nella condizione di poter scegliere liberamente di produrre senza Organismi Geneticamente Modificati (OGM) e comunque di conoscere sempre con esattezza, se semi, mangimi e alimenti siano o meno geneticamente modificati. Ovviamente, la posizione comunitaria al tal riguardo va opportunamente adeguata tramite l'adozione di disposizioni regolamentari sui Novel Feed, per richiedere l'etichettatura dei mangimi contenenti OGM.