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Entro
la primavera prossima il governo presenterà il nuovo Piano energetico
nazionale (PEN)
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Nel documento manovra economica
triennale è previsto che il Governo (su proposta del Ministro dello
Sviluppo Economico Scajola) entro il 30 giugno 2009 definirà un piano
energetico nazionale (PEN) che indicherà le priorità
per il breve e il lungo periodo nel settore dellenergia.
A tal fine il Ministro dello Sviluppo Economico convocherà una Conferenza
nazionale dell energia e dell ambiente dintesa con il
Ministro dell Ambiente.
Il piano energetico nazionale del Governo Berlusconi seguirà tre direttrici
fondamentali:
La diversificazione delle fonti di approvvigionamento e delle aree geografiche
di provenienza. In modo da allineare i costi dell'energia in Italia ai valori
medi europei.
La realizzazione di nuove infrastrutture energetiche, a partire dai rigassificatori,
e un ammodernamento di quelle esistenti, in modo da favorire un maggiore equilibrio
tra offerta e domanda.
Un sostegno alle iniziative di internazionalizzazione delle imprese energetiche
italiane.
La strategia del piano energetico nazionale dovrebbe essere orientata
verso più direzioni, tra cui:
- diversificazione delle fonti energetiche
- nuove infrastrutture
- efficienza energetica
- sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell energia
- promozione delle fonti rinnovabili
- realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte
nucleare
- potenziamento della ricerca nel settore energetico con particolare riferimento
allo sviluppo del nucleare
- potenziamento della partecipazione ad accordi internazionali sulla ricerca
nel settore energetico (tra cui i probabili relativamente al nucleare: Global
Nuclear Energy Partnership, Generation IV International Forum, International
Project on Innovative Nuclear Reactors and Fuel Cycles, International Thermonuclear
Experimental Reactor).
Relativamente al nucleare, sono inoltre previste:
- la possibilità di realizzare accordi con Stati esteri per lo sviluppo
del settore nucleare
- la delega al Governo per emanare, su proposta del Ministro dello Sviluppo
Economico ed entro il 31 dicembre 2008, uno o più decreti legislativi
recanti i criteri per la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale
di impianti di produzione elettrica nucleare, per i sistemi di stoccaggio dei
rifiuti radioattivi e del materiale nucleare e per la definizione delle misure
compensative minime da corrispondere alle popolazioni interessate.
I luoghi interessati per realizzare impianti nucleari potranno essere definiti
siti di interesse strategico nazionale e quindi soggetti a speciali
forme di vigilanza e protezione.
L'appello di 1200 docenti contro
il nucleare a favore del sole
Mentre si attendono i primi passi formali per le leggi che riporteranno l'Italia
nel club del nucleare 1200 docenti e ricercatori universitari hanno scritto
al Premier manifestando un disaccordo sul nucleare «L'opzione nucleare
non può essere considerata la soluzione del problema energetico perché
necessità di enormi finanziamenti pubblici, perché c'è
difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, perché
sussiste una stretta connessione tra nucleare civile e militare, perché
ogni sito può essere bersaglio per attacchi terroristici.» Tra
i primi firmatari un chimico dell'Università di Bologna, Vincenzo Balzani,
uno tra gli scienziati italiani più accreditati presso la comunità
scientifica internazionale.
Ma allora quale strada?
I docenti universitari e i ricercatori chiedono una forte collaborazione tra
scienza e politica e di sensibilizzare le persone sulla gravità della
crisi energetica e climatica.
«La più grande risorsa energetica del nostro pianeta è il
sole, una fonte che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio
sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un'immensa quantità
di energia, 10.000 volte quella che l'umanità intera consuma. Sviluppare
l'uso dell'energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare
lontano, che è la qualità distintiva dei veri statisti».
NUCLEARE,
LE COSE DA SAPERE
I miti da sfatare e le grandi verità di una tecnologia che dominerà
il dibattito energetico dei prossimi mesi.
La posizione
del governo
Per il Ministro dello Sviluppo economico occorre ritornare all'esclusiva competenza
statale con l'obiettivo di avere entro il 2020 il 25% dell'energia da fonte
nucleare.
"Il problema energetico e' un problema europeo che non puo' essere affrontato
a livello regionale - ha spiegato - Claudio Scajola nel corso di una tavola
rotonda alla VII Conferenza nazionale della UIL.
Bisogna riportare tutto a livello centrale, altrimenti non si riesce a fare
niente. E' necessario riparare a un errore madornale del passato, ossia quello
della legislazione concorrente tra Stato e regioni in materia energetica".
Che la legistalazione corrente, benché abbia consentito alle Regioni
virtuose di accelerare sul tema dell'efficienza energetica e delle rinnovabili,
abbia prodotto un moltiplicarsi di procedure e un caos normativo è pur
vero. Ma le finalità del ministro sembrano guardare più in là.
Aggiunge Scajola: "Non possiamo dipendere al livello energetico e soprattutto
per gas e petrolio da alcune nazioni che tra l'altro sono a rischio geopolitico".
Per costruire una centrale nucleare ci vogliono 4-5 anni, ce ne vogliono altrettanti
per avere le autorizzazioni e il consenso da parte dell'opinione pubblica -
ha proseguito Scajola -. Secondo il ministro gli italiani avrebbero compreso
che "il nucleare e' sicuro, che garantisce l'ambiente, ha costi inferiori
e da' benefici alle popolazioni dove viene allocata la centrale".
Poi il ministro ha ricordato i passaggi verso il nucleare da parte dell'Italia:
"Entro fine anno - ha spiegato - individueremo i siti, poi nascera' la
nuova Agenzia per la sicurezza nucleare che dovra' seguire passo passo la costruzione
delle centrali, mentre a fine legislatura puntiamo a mettere la prima pietra
della prima centrale". Entro il 2020, ha concluso Scajola, "dovremo
avere circa il 25% d'energia dal nucleare".
I contro
Immediate le reazioni dell'opposizione con Pd e Verdi a fare muro e con il Prc
sul piede di guerra e pronto alla mobilitazione antinucleare. Ermete Realacci,
ministro ombra Pd per l'ambiente boccia la linea Scajola: Se la strada
scelta è questa noi non possiamo fare altro che opporci, le parole di
Scajola potevano andar bene vent'anni fa. Oggi pensare di portare in cinque
anni il nucleare in italia è semplicemente ideologico. Perlomeno il governo
ha detto qualcosa che gli farà perdere voti.
Ancora più duri Rifondazione e Comunisti Italiani che bollano la cosa
come idea nefasta, fuori dal novero delle cose di buon senso ed illegale perché
in collisione con il referendum del '87.
Non è una questione di
destra o sinistra
Il problema è che una questione delicata come l'energia, che dovrebbe
essere al di sopra delle parti, viene invece strumentalizzata dagli schieramenti
politici che la utilizzano per aggredirsi a vicenda, finendo col politicizzare
le fonti energetiche e ingigantendone i difetti o i pregi in base alla convenienza.
Proprio di questo parla un rapporto dell'ASPO Italia (Associazione per lo studio
del picco del petrolio) che inizia denunciando una pericolosa tendenza che sta
portando l'opinione pubblica a etichettare l'energia nucleare come di
destra mentre la rinnovabile di sinistra. Questa polarizzazione
è quanto di più controproducente si possa fare per risolvere la
questione dell'infrastruttura energetica del paese. L'energia non è né
di destra né di sinistra; le politiche energetiche devono essere seguite
con coerenza per periodi ben più lunghi di quelli che vedono l'avvicendamento
dell'una o dell'altra parte politica. Serve in pratica un accordo, ma un accordo
vero e continuativo.
Oltre alla polemica di carattere politico il documento dell'ASPO propone in
maniera oggettiva i vantaggi e gli svantaggi dell'energia nucleare che riportiamo
di seguito:
L'appello degli scienziati
Anche una parte della comunità scientifica non è convinta della
soluzione nucleare e oltre 600 tra docenti e ricercatori hanno firmato un documento
contrario al progetto di stato. Tra le motivazioni citate, la necessità
di enormi finanziamenti pubblici, le difficoltà a reperire depositi sicuri
per le scorie, la stretta connessione tra nucleare civile e militare, l'esposizione
ad atti di terrorismo e la scarsità di combustibili nucleari. Inoltre
i firmatari dell'appello sollecitano il governo a sviluppare le fonti rinnovabili,
in particolare il solare che è una stazione di servizio inesauribile
e che in un anno invia sulla terra una quantità di energia pari a diecimila
volte il consumo mondiale.
Il sondaggio
Ma l'elettorato italiano cosa pensa? Secondo un sondaggio condotto da Ipr Marketing
per conto dei Verdi rivela che il 56% degli intervistati è contrario
alle centrali in Italia, mentre è favorevole il 38%, e il rimanente 6%
si dichiara senza opinione. Una opposizione che è maggiormente radicata
nell'elettore di centrosinistra. Infatti tra i simpatizzanti dell'Unione la
percentuale di contrari sale a 67% mentre tra quelli del Pdl cala al 47% senza
però diventare minoranza. Se poi si domanda agli italiani se sono disposti
ad accolgiere una nuova centrale nei pressi del loro comune di residenza i no
salgono al 70%.
Vecchie storie, vecchie scorie
Prima di discutere di una nuova politica del nucleare in Italia, credo
che il governo debba dare una risposta definitiva al problema delle scorie radioattive
che oggi giacciono in Piemonte in attesa di essere trattate e rese innocue
così l'assessore all'Ambiente Nicola de Ruggiero commenta le parole di
Scajola, ricordando gli insediamenti storici chiusi in Piemonte
dopo il referendum che sancì la fine dell'esperienza nucleare in Italia.
Aspettiamo che venga scelto il sito unico nazionale di stoccaggio che
di certo non potrà essere localizzato nella nostra regione, perché
il Piemonte ha già dato tanto a questa causa, impegnando risorse ecnomiche
importanti per monitorare costantemente gli effetti dei depositi si Saluggia
sulle falde acquifere. Con Uniamo le Energia prosegue de Ruggiero
il Piemonte lancia la sfida per favorire al massimo il risparmio energetico
e le fonti rinnovabili. In Europa nessun altro governo regionale ha stanziato
tanti fondi per favorire l'energia pulita. E' una strada che abbiamo intrapreso
per garantire alle generazioni successive un Piemonte avanzato e sostenibile".
Di fatto però il governo avrebbe già risolto il problema
dello stoccaggio delle scorie. Dal primo maggio è entrato in vigore un
decreto del precedente governo che estende il segreto di stato anche agli impianti
civili di interesse nazionale.
E gli USA?
Anche gli Stati Uniti sembrano preferire le rinnovabili, infatti il 2007 è
stato l'anno in cui l'eolico ha prodotto più energia che l'atomo. Di
fatto il 30% di tutta l'energia elettrica prodotta negli USA è derivata
dal vento e nonostante le scelte dell'amministrazione Bush, che ha incentivato
con fondi pubblici la costruzione di impianti nucleari, l'ultimo ordine di costruzione
risale al 1978.
I vantaggi della tecnologia nucleare
Affidabilità.
Il record storico delle centrali nucleari è nel complesso buono. Le prime
centrali nucleari civili, ovvero pensate per la produzione di energia elettrica,
sono apparse negli anni 1950. La crescita del numero di centrali è stata
molto rapida fino agli anni 70 quando la tendenza si è interrotta.
Contributo alla produzione mondiale.
Esistono oggi oltre 400 centrali nucleari intutto il mondo che generano approssimativamente
il 17% dellenergia elettricatotale mondiale e il 6.3% del totale dellenergia
primaria. La Francia è il paese più nuclearizzato del mondo, con
un parco reattori di 59 centrali che producono quasi l80% della produzione
nazionale di energia elettrica. Di questa energia, circa il 20% viene esportato,
in buona parte anche in Italia.
Costi.
I costi dellenergia nucleare sono spesso stimati come più bassi
di quelli di altre tecnologie energetiche. Inoltre, è un fatto che nei
paesi che fanno uso di centrali nucleari il costo dellenergia elettrica
è di solito più basso di quello dei paesi che si affidano a combustibili
fossili. Tuttavia, va anche detto che la stima dei costi reali dellenergia
nucleare è un punto molto controverso, come vedremo poi più in
dettaglio.
Emissioni di gas serra.
Una centrale nucleare, di per sé, non emette gas serra. Tuttavia, va
detto che una certa quantità di gas serra viene generata da operazioni
quali, per esempio, lestrazione di uranio minerale come pure, ovviamente,
per la costruzione della centrale e il suo smantellamento.
Disponibilità di risorse.
Per il momento, non ci sono stati problemi di disponibilità i combustibile
(uranio) per le centrali nucleari. Luranio minerale esiste in paesi diversi
da quelli che esportano petrolio o combustibili fossili e pertanto non si pongono
gli stessi problemi strategici che abbiamo con il petrolio. Come vedremo poi,
le risorse uranifere minerali sono comunque limitate
Sicurezza.
Nonostante il disastro di Chernobyl, il numero di vittime di incidenti causati
dalle centrali nucleari è enormemente inferiore a quello che viene stimato
come causato dai prodotti di combustione del carbone e di altri combustibili
sporchi.
Gli svantaggi della tecnologia nucleare
Costi.
La valutazione dei costi dellenergia nucleare è spesso ottimistica
su vari elementi, come per esempio il numero di ore allanno in cui le
centrali sono attive o il tempo di cantiere, o i costi dello smantellamento.
A volte, le valutazioni esistenti non tengono conto o minimizzano i costi
esterni (o costi occulti) del nucleare, per esempi la necessità
di misure di sicurezza strategiche.
Resa energetica.
Si sta affermando sempre di più lidea che la resa di una tecnologia
energetica non debba valutarsi sui costi monetari ma sui costi energetici.
Ovvero, nel giudicare una tecnologia dobbiamo valutare il rapporto fra lenergia
prodotta nel corso della vita attiva di un impianto e lenergia spesa per
la sua costruzione, manutenzione, attività, e smantellamento. Questo
rapporto viene detto EROEI (Energy Return On Energy Invested). Quanto maggiore
è lEROEI, tanto migliore è la tecnologia. Se il valore dellEROEI
è inferiore a 1, la tecnologia non produce energia durante il suo ciclo
di vita, al contrario ne consuma. La questione dellEROEI della tecnologia
nucleare è oggetto di vivace dibattito. Alcuni sostengono che sia molto
basso, addirittura inferiore a 1, ovvero che il nucleare possa esistere ed essere
economicamente conveniente soltanto in virtù dei sussidi statali. Altri,
invece, danno valori dellEROEI totalmente irrealistici, intorno a 80-100.
Secondo le analisi che appaiono più affidabili, lEROEI attuale
dellenergia nucleare è intorno 5-15, ma potrebbe essere più
basso se si considerano tutti i costi esterni. Ne consegue che il valore dellEROEI
della fissione nucleare attuale, sebbene accettabile, è inferiore a quello
dei combustibili fossili e non è significativamente superiore a quello
delle sorgenti rinnovabili principali (eolico o fotovoltaico). Da notare, comunque,
che lEROEI della fissione nucleare è destinato a peggiorare via
via che aumentano i costi energetici dello sfruttamento di risorse uranifere
sempre più diluite.
Risorse di combustibile.
Si stima che le riserve note di uranio potrebbero alimentare lattuale
parco di centrali al massimo per qualche decennio. Se si dovesse aumentare il
numero di centrali per coprire completamente la produzione di energia elettrica
mondiale, le risorse uranifere note non potrebbero durare più di qualche
anno. Al momento, la produzione minerale di uranio è di circa 40.000
tonnellate allanno, insufficiente per coprire il consumo delle circa 430
centrali esistenti (circa 65.000 tonnellate/anno). La differenza viene coperta
usando uranio previamente immagazzinato, in gran parte recuperato da vecchie
testate nucleari sovietiche. E possibile che nel futuro si riuscirà
a sfruttare risorse uranifere al momento non utilizzabili, ma comunque esistono
serie preoccupazioni sul fatto che la produzione di uranio minerale riesca a
soddisfare le centrali esistenti nei prossimi anni. A maggior ragione, si pone
il problema di alimentare unespansione sostanziale della produzione di
energia nucleare. Alcuni schemi proposti per risolvere il problema, per esempio
lestrazione di uranio dallacqua di mare, si rivelano a un esame
dettagliato lontanissimi dallapplicazione pratica. Non è difficile
immaginare che la scarsità di uranio minerale nei prossimi anni darebbe
origine a una competizione con paesi strategicamente molto forti, come la Cina,
che metterebbe in seria difficoltà il tentativo di unespansione
della produzione di energia nucleare in paesi più deboli, come lItalia.
Scorie radioattive e sicurezza.
Il problema delle scorie radioattive non ha ancora trovato una soluzione certa
e sicura per i tempi necessari per lo stoccaggio, che sono dellordine
delle migliaia di anni. L'unico sito al mondo predisposto a questo scopo, Yucca
Mountain negli USA, sembra soffrire di problemi vari e al momento non è
ancora utilizzato. Quanto al problema della sicurezza, nonostante che il record
storico delle centrali nucleari sia buono nella media, occorre anche considerare
la natura specifica del rischio radioattivo come un fatto completamente diverso
dal rischio tradizionale. Gli incidenti correlati alle centrali nucleari, fusione
del nucleo, per esempio, anche se rari sono potenzialmente più gravi
di qualsiasi cosa il carbone o il petrolio potrebbero causare. Inoltre, non
si può trascurare il problema della sicurezza strategica di una centrale
nucleare che è un bersaglio invitante per attacchi terroristici o convenzionali.
Flessibilità.
I reattori nucleari producono elettricità a potenza costante (base
load) che mal si adatta alla normale fluttuazione di assorbimento della
rete elettrica. Non sarebbe possibile utilizzare gli impianti nucleari attuali
per produrre il 100% dellenergia elettrica senza sprecare una gran parte
dellenergia e aumentare i costi. In pratica, non è possibile pensare
di espandere considerevolmente la produzione di energia nucleare senza mettere
in campo tecnologie di accumulo, con un corrispondente aumento dei costi.
Tempi.
La costruzione di nuove centrali nucleari è un processo lento a causa
delle complesse procedure decisionali necessarie e della necessità di
raccogliere capitali di investimento sufficienti. In pratica, è difficile
pensare che una centrale possa entrare in funzione prima di un decennio dalla
decisione di costruirla. Al contrario, di fronte al rapido aggravarsi della
crisi dei combustibili fossili, la loro sostituzione richiede soluzioni immediate
o comunque che possano essere messe in campo in tempi brevi. Inoltre, lenergia
nucleare è utilizzabile al momento soltanto per produrre energia elettrica,
ovvero non risolve, a meno di ulteriori costi e investimenti in nuove tecnologie,
le necessità di energia per il riscaldamento degli edifici e per il trasporto
che rappresentano approssimativamente i due terzi dellenergia consumata
nei paesi Europei e in Italia.
Il punto di vista di Nazzareno
Gottardi
Una relazione presentata al Convegno Internazionale di Pistoia del 2007 Bioarchitettura
e Ingegneria Nucleare e realizzata dal Nazzareno Gottardi, fisico eminente
con 47 anni di esperienza in fissione e fusione termonucleare, esplica i dubbi
di una consistente parte della comunità scientifica riguardo le nuove
tipologie di centrali nucleari, come ad esempio quelle di quarta generazione.
Riportiamo uno stralcio del suo documento (che potete trovare integralmente
sul sito www.marcobresci.com) qui di seguito:
Nucleare, Termonucleare
I rifiuti radioattivi (prodotti di fissione) sono micidiali sebbene ci sia la
possibilità di controllarli con sicurezza; cosa questa che la propaganda
dell'energia fossile continua, falsamente, a negare. Incidenti sono successi,
anche se da questi si è imparato a sviluppare reattori sicuri. Per quanto
riguarda i reattori ad acqua bollente (BWR) e quelli ad acqua in pressione (PWR),
che sono i più diffusi in Europa, si può affermare che i tecnici
hanno a disposizione l'esperienza cumulativa di più di 5000 anni-reattore.
Questo dà, a chi "è del mestiere", una grande fiducia
nell'affidabilità di queste macchine. Come in tutte le scienze e tecnologie,
ci sono però delle tendenze agli abusi. Nel caso del nucleare, con la
ragione addotta di migliorare l'efficienza di sfruttamento dei combustibili
nucleari od altre caratteristiche di speciale innovazione, si propongono progetti
di nuovi tipi di reattori chiamati della IV Generazione, che non convincono
molti. Alcuni di questi reattori sono autofertilizzanti, cioè producono
da sè il combustibile di cui hanno bisogno. In due parole: la maggior
parte dei reattori attualmente in uso producono energia per fissione dell'uranio-235
(U235), un isotopo dell'uranio, mediante "neutroni termici" (lenti).
Da qui viene il nome di "reattori termici". Questo isotopo è
presente in natura in piccolissima percentuale (0.7%); il resto è uranio-238
(U238). Anche questo isotopo può essere utilizzato se invece dei neutroni
termici si usano i "neutroni veloci". Il vantaggio di questa azione
è duplice: parte dell'uranio-238 subisce fissione, produce energia e,
parte si trasforma in plutonio-239 (Pu239) che è di nuovo fissionabile
con neutroni termici.
Questo plutonio diventa quindi un
buon combustibile per i reattori termici. Il processo permette quindi di avere
a disposizione energia nucleare molto più in là delle previsioni
attuali che sono basate sull'uranio-235. Cè però uno svantaggio.
Esso consiste nel fatto che quasi tutti i reattori autofertilizzanti sono "reattori
veloci". Essi funzionano in regimi che li situano, a nostro avviso, al
limite della capacità tecnologica attuale del loro controllo. Essi, inoltre,
producono poco più del combustibile da essi stessi usato.
Tra i tipi di reattori proposti c'è n'è uno che noi, fisici della
vecchia generazione, riteniamo aberrante: è il VHTR, presentato come
produttore di idrogeno per dissociazione diretta dell'acqua a 1100 °C.
La nostra obiezione è basata sul fatto che nei presenti reattori termici
la temperatura resta abbondantemente al di sotto di 400 °C (normalmente
315 °C), che è abbastanza prossima a quella di una locomotiva a vapore.
Per esperienza si sa che ad 800 °C l'acciaio emette luce di un colore rosso
cupo ed a millecento gradi emette luce bianca quasi come una lampadina: un fisico
con 47 anni di esperienza nucleare e termonucleare non può accettare
che qualcuno decida di imbarcarsi in tali esperimenti prima che passino almeno
un paio di generazioni di scienziati e di tecnici. Il sospetto è che
tali proposte vengano fatte con l'intento di mantenere la produzione di energia
nelle mani delle Nazioni che hanno la conoscenza tecnologica per gestire tali
mostri, quando si sa benissimo che la produzione di idrogeno si può fare
con una tecnologia che è alla portata di tutta l'umanità come,
per esempio, dall'elettrolisi dell'acqua, usando energia elettrica ottenuta
dall'energia solare. Queste Nazioni sono le stesse che oggi hanno il controllo
economico dell'energia fossile.
La nostra opinione, che è
basata sulla fiducia negli attuali reattori presenti in Europa, è, comunque,
che il nucleare sia un valido sostituto del fossile nella fase di transito allintera
produzione di energia dal rinnovabile. Gli addetti sanno molto bene che il problema
dei rifiuti, su cui si basa la maggior parte delle critiche, è stato
ingigantito ad arte. La tecnologia di smaltimento è di fatto sicura.
Nonostante questo bisogna comunque aggiungere alcune osservazioni.
1. Non ci si può illudere che il nucleare possa sostituire il fossile
allattuale livello di fornitura. Per il fabbisogno mondiale bisognerebbe
costruire reattori nell'ordine delle migliaia. Un'impresa che va oltre i tempi
a disposizione.
2. Le risorse di combustibile per i reattori della presente generazione presentano
un picco come quello del petrolio.
3. Per avere risorse per migliaia di anni bisogna passare agli auto fertilizzanti
della quarta generazione, sulla cui sicurezza, come detto sopra, abbiamo seri
dubbi.
4. Viste le incognite, che comunque sussistono, non vediamo perché si
debba usare questa energia in un prossimo futuro sapendo di avere a disposizione
altre energie più pulite e, poiché rinnovabili, molto più
abbondanti.
5. Al nucleare rimane però un ruolo importante, ma, per il momento, lontano
nel futuro. Questo è, come vedremo tra poco, la sua funzione di backup
in caso di avvenimenti catastrofici che potrebbero bloccare l'uso delle energie
rinnovabili per eventi imprevedibili. Ci sarebbe però un modo per produrre
materiale fissile per i reattori termici con metodi sicuri: si tratta dell'impiego
dei cosiddetti "reattori ibridi fusione-fissione". Il vantaggio di
queste macchine è che sono come dei reattori nucleari classici ma, grazie
all'impiego di una "sorgente di neutroni" costituita da una macchina
a fusione termonucleare", costituiscono quello che viene chiamato un insieme
sotto-critico. Non potrebbero mai dare origine ad un incidente del tipo Chernobyl,
mentre sarebbero in grado, oltre a produrre energia, di trasformare uranio e
torio in combustibile per un notevole numero di reattori termici (fino a 16
per ciascuno).
Fusione termonucleare: è stata e rimane l'oggetto di una grande speranza
di produzione di energia "pulita" per tutta l'umanità e per
milioni di anni. Speranza che rimarrà tale ancora per molti anni a causa
delle lungaggini "politiche" a cui è stata sottoposta a dispetto
degli enormi sforzi fatti da un gruppo di scienziati di diverse Nazioni del
mondo in uno spirito di collaborazione universale. Il 9 novembre 1991, la macchia
toroidale JET della comunità Europea produsse la prima quantità
di energia termonucleare controllata dalla fusione diretta di deuterio e trizio:
due isotopi dell'idrogeno la cuireperibilità o produzione dovrebbe garantire
la produzione di energia per l'umanità per miliardi di anni. Con la potenza
sviluppata in questa scarica questo tipo di energia è passata dalla scala
degli esperimenti di laboratorio al range delle grandezze industriali.
Questo livello di potenza, tuttavia, è ancora lontano da quelli di un
reattore di potenza. Solo recentemente un gruppo di Nazioni si sono faticosamente
messe d'accordo in maniera definitiva sullo studio e realizzazione di una macchina
intermedia, ITER, prima di passare a quella di dimensioni di un reattore di
potenza, DEMO. A nostro avviso la prima non arriverà prima del 2020.
La successiva forse nel 2035 e la prima elettricità negli anni 2050.
Si tratta di una tecnologia molto sofisticata con moltissime incognite da scoprire.
Soprattutto quando la macchina raggiungerà, se lo raggiungerà,
il regime cosiddetto di "ignizione" dove le strutture della macchina
arriveranno a delle sollecitazioni che non è possibile ancora valutare
pienamente. Forse e bene ricordare che, per esempio, all'interno di queste macchine
a contenimento magnetico si arriva a temperature dell'ordine di 200 milioni
di gradi.
Non è possibile fare quindi pronostici della riuscita finale per una
produzione su scala mondiale. Possiamo solo dire che se in questa ricerca si
facessero confluire le somme e la quantità di personale che vengono usate
per la produzione di macchine da guerra, la situazione verrebbe enormemente
accelerata. Tuttavia si può però preconizzare che, se invece di
arrivare alla fusione pura ci si arrestasse al livello di una macchina per un
sistema ibrido fusione-fissione15, come annunciato sopra, si avrebbero meno
problemi da risolvere, perché una tale macchina lavorerebbe in un regime
molto prossimo a quello già esperimentato nel JET, permettendo di arrivare
rapidamente alla produzione di energia per tempi dell'ordine dei secoli basata
appunto sull'uranio-238 e sul torio.