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Il Governo aggiorna gli obiettivi di crescita e di finanza pubblica con la Relazione sull'andamento dell'economia e la Relazione trimestrale di cassa |
Relazione
sulla stima del fabbisogno di cassa per il 2006 e situazione al 31 dicembre
2005 ![]()
Il Pil è rivisto al ribasso (da +1,5% a +1,3%), il deficit e il debito al rialzo (da 3,5% a 3,8% e da 106% a 108% circa) rispetto alle precedenti stime del Programma di stabilità nell'aggiornamento di fine 2005, trasmesso nello scorso dicembre all'Unione europea.
La crescita zero del Pil italiano nel 2005 si è accompagnata a un nuovo sensibile rallentamento congiunturale nell'ultimo trimestre dell'anno, che ha chiuso con un bilancio ancora una volta deludente, così come era accaduto nei tre anni precedenti (+1,1% nel 2004, zero nel 2003 e +0,3% nel 2002). I consumi delle famiglie sono rimasti pressoché fermi, gli investimenti fissi lordi sono diminuiti e il commercio estero è tornato a fornire un contributo negativo alla dinamica del Pil; le esportazioni nette sono in peggioramento, perché l'import aumenta più dell'export. Solo grazie alla spesa pubblica e all'accumulo delle scorte la variazione del Pil non ha mostrato un segno meno, mentre le costruzioni, pur in frenata, hanno evitato una caduta degli investimenti complessivi. Nonostante il cattivo risultato del 2005, ci sono attese di miglioramento nel corso del 2006, in cui la crescita del Pil è prevista portarsi poco sopra l'1%; e la tendenza più favorevole sembra confermata dall'andamento degli indici anticipatori e dal recupero del clima di fiducia di imprese e famiglie nel primo trimestre dell'anno.
Sul fronte della finanza pubblica il quadro non può non essere preoccupante, con un deficit di bilancio che in assenza di significative correzioni punta verso il 5% del Pil, mentre l'avanzo primario (calcolato escludendo la spesa per interessi) è ormai azzerato e il debito, di conseguenza, ricomincia a salire in rapporto al Pil, dopo dieci anni consecutivi di riduzioni. L'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è arrivato al 4,1% del Pil nel 2005 e le misure varate con la Finanziaria 2006 dovrebbero riportarlo al 3,8% quest'anno e intorn o a l 3% nel 2007. Ma è difficile impedire un nuovo aumento del disavanzo, senza la determinazione a tagliare le spese correnti e far così risalire di alcuni punti sul Pil (almeno tre-quattro) il saldo primario di bilancio. Il problema più urgente da affrontare è quello del debito pubblico, il cui rapporto sul Pil è risalito lo scorso anno al 106,4% - pari a 1.508 miliardi di euro nei valori assoluti - con un aumento di 2,6 punti percentuali rispetto al 2004, a causa del fabbisogno di cassa del settore statale e delle amministrazioni decentrate in forte espansione (oltre 72 miliardi). Il rientro del debito può essere, innanzitutto, conseguito attraverso sia operazioni di dismissione del patrimonio pubblico, sia contenendo la spesa corrente.
Per raggiungere l'obiettivo fissato dal Programma di stabilità nell'aggiornamento 2005, la Legge finanziaria 2006 prevede una manovra correttiva del deficit pari a 20,5 miliardi miliardi (1,4% del Pil, rafforzata dagli originari 0,8 punti), di cui 17 miliardi sono rappresentati da risparmi di spesa e poco più di 10 miliardi da maggiori entrate, al lordo di circa 7 miliardi di interventi dedicati allo sviluppo, tra aumenti di spese e sgravi fiscali. Gli impegni con la Commissione europea sono, infatti, di riportare l'indebitamento netto sotto la soglia del 3% del Pil entro il 2007, al fine di evitare la procedura di disavanzo eccessivo, e insieme riavviare il processo di riduzione del rapporto debito/Pil, basato su un consistente avanzo primario di natura strutturale. I principali rischi della manovra - come sottolinea, tra l'altro, l'ultimo Bollettino economico della Banca d'Italia - riguardano la realizzazione delle misure di contenimento della spesa, che interessano soprattutto le amministrazioni decentrate.
Verso Dpef e Finanziaria 2007
Crescita del Pil e deficit pubblico sono i principali numeri obiettivo - le variabili chiave - contenuti nella Relazione sull'andamento dell'economia nel 2005 e aggiornamento delle previsioni per il 2006, presentata dal ministro dell'Economia e delle Finanze contestualmente alla Relazione trimestrale di cassa. Il documento, in sostanza, aggiorna le stime della Relazione previsionale e programmatica dello scorso settembre, sulla base del consuntivo 2005 dell'Istat, già reso noto il 1° marzo, sull'andamento tendenziale delle principali variabili macroeconomiche previsto per quest'anno.
L'altro documento governativo, la Relazione sulla stima del fabbisogno di cassa, nota anche come Relazione trimestrale di cassa, presenta i risultati della gestione della finanza pubblica nel 2005 a confronto con quella dell'anno precedente. L'analisi è condotta per l'intero settore pubblico distinto nei suoi diversi comparti: settore statale, enti di previdenza e altri enti pubblici consolidati. La Relazione è tradizionalmente pubblicata in quattro cadenze nel corso dell'anno, intorno alla metà dei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre. Oltre ai dati sul fabbisogno di cassa, viene fornita anche una stima dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, elaborata d'intesa con l'Istat sulla base delle informazioni contenute nei conti del settore statale e di tutto il settore pubblico.
Nell'edizione di marzo/aprile - resa nota quest'anno con un minore ritardo sui tempi consueti, peraltro già poco puntuali - la Relazione trimestrale di cassa presenta, insieme alla situazione completa dei conti pubblici alla fine dell'anno precedente, la prima fotografia degli andamenti tendenziali della finanza pubblica nell'anno in corso, che consentono di predisporre le nuove stime per il Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) di prossima elaborazione (giugno) e la definizione della successiva manovra di bilancio (settembre), in vista della Legge finanziaria per il 2007.